Il nome non mente. Tubogas deve la sua denominazione ai tubi utilizzati negli anni Venti per trasportare gas in pressione: un vocabolario da ingegnere, non da gioielliere. Un secolo dopo, Bvlgari ne trae una delle sue firme più riconoscibili e le offre cinque nuove creazioni che prolungano una storia cominciata da una parola di laboratorio più che da un disegno estetico.
Una prodezza tecnica elevata a stile
Ciò che distingue il tubogas da una semplice maglia metallica è l’assenza totale di saldature: le strisce dorate si intrecciano per formare spirali flessibili, ottenute con un gesto di oreficeria che imprigiona letteralmente l’oro su sé stesso anziché assemblarlo. Questo vincolo tecnico, diventato emblema dell’estetica Bvlgari negli anni Settanta, ha da allora alimentato un’infinità di variazioni: dai modelli minimalisti ai pezzi impreziositi da diamanti, pietre colorate o motivi iconici della maison. Nel corso dei decenni, la collezione ha reinventato la propria maglia distintiva attraverso costruzioni piatte, arrotondate o scultoree, senza mai rinunciare alla flessibilità e all’audacia che la caratterizzano fin dall’origine.
Le cinque creazioni svelate quest’anno proseguono questo lavoro sulla forma più che sull’ornamento. Una parure gioielliera asimmetrica spinge oltre i limiti del design e dell’oreficeria rifiutando la simmetria che per lungo tempo ha strutturato l’immaginario del gioiello classico. Una collana composta da tre ori aggiunge al pezzo una sottile dimensione cromatica, mentre un paio di orecchini a mezzo cerchio dalle curve delicate completa l’insieme con una virtuosità tecnica rivendicata dalla maison. Tutti questi pezzi sono realizzati in oro giallo, una scelta che li inscrive nella calda continuità del tubogas storico anziché nelle declinazioni più contrastate che la collezione ha esplorato anche in passato.
L’asimmetria come rottura dolce
Il gesto più significativo di questo nuovo capitolo risiede senza dubbio in questa parure asimmetrica. Il tubogas, per la sua stessa costruzione (una spirale continua, senza inizio né fine visibili), si è prestato a lungo a composizioni equilibrate, quasi geometriche. Introducendo una rottura di simmetria, Bvlgari non modifica la tecnica secolare che fa la reputazione della collezione, ma ne rinnova la grammatica visiva: la spirale resta la stessa, cambia soltanto la sua organizzazione nello spazio. È un modo discreto di far evolvere un’icona senza tradirla, un esercizio rischioso per qualsiasi maison patrimoniale, che deve arbitrare costantemente tra la fedeltà a un vocabolario riconosciuto tra mille e la necessità di proporre una lettura contemporanea.
Un’icona che rifiuta di cristallizzarsi
Da un secolo, il tubogas ha così attraversato gli usi, dal tubo industriale all’ornamento del polso, senza mai perdere la sua qualità primaria: una flessibilità quasi organica, che permette al gioiello di aderire al corpo anziché posarvisi come un semplice accessorio rigido. Questa capacità di adattamento materiale si ricongiunge alla strategia della maison, che da sempre preferisce far evolvere una forma esistente anziché inventarne una nuova a ogni stagione. La questione, per Bvlgari come per ogni maison costruita su un pugno di icone intangibili, resta fino a che punto si possa allungare una firma senza che smetta di esserlo; e questa parure asimmetrica, osando rompere l’equilibrio classico della spirale, mette alla prova proprio quel limite.




















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