L’indagine 2026 di Art Basel e UBS, pubblicata l’8 ottobre, pone la gen Z in testa alla spesa media di 3.100 collezionisti facoltosi. La pone anche in testa alla riservatezza.
Il rapporto Art Basel and UBS Survey of Global Collecting 2026 è redatto da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics. Interroga 3.100 collezionisti ad alto reddito (high-net-worth, HNW) in dieci mercati: Stati Uniti, Regno Unito, Cina continentale, Hong Kong, Francia, Australia, Germania, Giappone, Brasile e Singapore. I dati riguardano il 2025 e il primo semestre 2026. Art Basel organizza fiere d’arte; UBS consiglia clienti collezionisti e co-cura l’indagine. Le cifre che seguono sono quelle del rapporto.

Una media, e ciò che nasconde
I collezionisti del campione hanno speso in media 124.265 dollari in opere d’arte nel 2025 (+13 % sul 2024). Quelli della gen Z ne hanno spesi 347.460 (+19 %), ossia più del doppio della media di ciascuna delle altre generazioni intervistate. Il divario si mantiene nel primo semestre 2026.
Queste cifre vanno lette insieme a quelle della ripartizione. Solo l’1 % dei collezionisti ha acquistato un’opera di oltre un milione di dollari nel 2025 e nel primo semestre 2026, e la gen Z rappresenta quasi la metà di questi acquirenti. Inoltre, il 77 % dei collezionisti ha speso meno di 50.000 dollari in totale in opere d’arte nel primo semestre 2026. Queste due serie non permettono di dire quale parte della media derivi dagli acquisti più elevati, né quanto spenda il collezionista ordinario della generazione.
La pittura non è sola
Le belle arti rappresentano un terzo (33 %) della spesa in opere d’arte e oggetti da collezione nel 2026; con le arti decorative, la quota sale al 55 % (49 % nel 2025). Il resto si ripartisce tra design (9 %), antiquariato (8 %), gioielli e pietre preziose (6 %), orologi (6 %) e borse e sneaker da collezione (8 % in totale).
La gen Z è la più diversificata: il 42 % dei suoi collezionisti ha acquistato opere in almeno altre due categorie nel 2026, contro il 39 % dei baby boomer e meno di un quarto dei millennial e della gen X. In gioielli e pietre preziose hanno speso in media 151.310 dollari, cinque volte più della gen X (29.500). Per i loro esordi, la pittura è in testa, citata dal 43 % dei collezionisti tra i loro primi tre acquisti. Seguono l’antiquariato (26 %), le arti decorative (19 %) e i gioielli e le pietre preziose (17 %).
Questi acquirenti si informano da soli: il 72 % dei collezionisti (l’80 % della gen Z) ha condotto ricerche moderate o approfondite prima di acquistare, contro il 62 % nel 2025. Tra questi, il 58 % utilizza risorse digitali per informarsi, di cui il 22 % applicazioni e strumenti online.
La cerchia chiusa
Secondo l’indagine, il 64 % dei collezionisti preferisce mantenere riservata la propria collezione, a casa o in una cerchia chiusa, e il 10 % cerca un ampio riconoscimento. Tra coloro che prestano ai musei, il 30 % chiede l’anonimato completo, il 47 % una notorietà discreta e il 17 % una notorietà pubblica.
La gen Z è la più riservata: il 39 % limita l’accesso alla propria collezione ai familiari stretti, agli amici e al nucleo domestico, quasi il doppio di qualsiasi altra generazione. Online, il 42 % condivide le proprie opere con gruppi chiusi o su invito, la quota più alta fra tutte le generazioni. Ciò che conta di più per loro, come per l’insieme dei collezionisti, è il carattere unico o la rarità (43 %), citato dal 48 % della gen Z contro il 38 % dei baby boomer.
«Lo status dipende più dalla rarità, dalla provenienza, dall’originalità e dalla scoperta che dal prezzo», dichiara Clare McAndrew.
L’indagine misura dunque uno scarto tra ciò che si spende e ciò che si mostra. Non dice se questo scarto dipenda dalla generazione o dall’età: solo edizioni successive potranno stabilirlo.

Art Basel and UBS Survey of Global Collecting 2026, redatto da Clare McAndrew (Arts Economics), pubblicato l’8 ottobre 2026. 3.100 collezionisti ad alto reddito, dieci mercati, 2025 e primo semestre 2026. Download gratuito su artbasel.com.
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