«I’m a put-on-a-show kind of girl»: la frase che apre la cartella stampa di Vaquera per la primavera-estate 2027 dice già quasi tutto. Colei che parla non si accontenta di vestirsi; mette in scena. Quarantun uscite, un casting affidato all’agenzia Midland, una coreografia, una musica firmata da Michel Gaubert: la collezione si presenta come uno spettacolo i cui abiti sono al tempo stesso costumi e accessori di scena.
Il servizio in abito da gala
Ciò che colpisce leggendo l’elenco delle silhouette è l’accostamento di registri che la maison assume. Da un lato, il guardaroba dell’uniforme: giacca militare, camicia da divisa, short da divisa, pantaloni jodhpurs, trench corto, giacca da camionista. Dall’altro, quello del servizio domestico, spinto fino alla citazione letterale, con un cappello da cuoco, un cerchietto da cameriera, un grembiule, uno sparato da cameriere. Fra i due, il canotier, ripetuto su numerosi look, che corona tanto un abito con scialle quanto gli outfit da città.
C’è qui un modo di guardare il lavoro invisibile, quello delle cucine, dei piani, delle sale, e di concedergli gli onori della passerella. Il comunicato non lo commenta; si limita a nominare i capi. Ma l’accostamento parla da sé: la stessa passerella accoglie la donna che serve e quella che riceve, e nulla indica chi sia l’una e chi l’altra.
Il boudoir e il ballo
Il secondo versante della collezione è più intimo. Abiti da négligé e abiti babydoll, reggiseni trasparenti, gonna con profilo trasparente: la lingerie esce dalla camera da letto senza cambiare nome. All’altro estremo della sfilata, abiti da ballo, abiti tubino a coda di pesce, abiti arricciati e abiti con fiocchi, portati con décolleté con zeppa battezzate «boudoir» e pochette con fiocco. Il fiocco è del resto il motivo più costante: cerchietto, top, abito, reggiseno, pochette.
Questo scontro tra sotto e sopra, tra indumento da notte e tenuta da ricevimento, instaura un’ambiguità che la maison coltiva di stagione in stagione: dove comincia la scena, dove finisce il backstage? Il fatto che la collezione si apra e si chiuda con lo stesso insieme, canotier, abito con scialle e zeppa boudoir, conferisce al tutto una forma di ciclo, quasi un alzarsi e un calare del sipario.
Due collaborazioni, una stessa distorsione
Questa stagione introduce due partnership. Con Mykita, Vaquera rielabora due classici dell’occhialeria americana, l’aviator e l’occhio di gatto, in silhouette allungate, quasi sfumate. I modelli, presentati qui per la prima volta, sono annunciati per la primavera-estate 2027. Con Crocs, la maison ridisegna lo zoccolo diventato di culto attraverso la sua distorsione firmata del quotidiano; lo si ritrova ai piedi di alcuni look con il nome di «Retro Runners».
In entrambi i casi il gesto è identico: prendere un oggetto che tutti riconoscono e deformarlo quanto basta perché smetta di essere neutro. È, in fondo, il metodo dell’intera collezione, applicato alla scala dell’accessorio.









































Una squadra al completo
La cartella stampa si cura di nominare chi ha costruito lo spettacolo: styling di Emma Wyman, direzione creativa di Laura Spence come senior designer, scenografia di Christian Feltham, musica di Michel Gaubert, coreografia di Eric Christison, acconciature di Claire Grech, trucco di Daniel Sallstrom, produzione di Western Promises. La lunga lista dei ringraziamenti comprende la Fédération de la Haute Couture et de la Mode. Le relazioni con la stampa sono curate da Lucien Pagès. Questa cura nel citare ciascuno, dagli assistenti di studio agli assistenti stylist, risponde a una logica di compagnia teatrale più che di maison classica.
Resta da vedere che cosa diventerà in strada questo guardaroba di cameriera in abito da ballo, di militare in camiciola da notte. Vaquera non ha mai cercato di vestire in modo compito; la domanda è piuttosto chi, la prossima primavera, accetterà di salire sul palcoscenico che allestisce.
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