Design, moda e mestieri d’arte: la Città di Parigi ha svelato il palmarès 2026 dei suoi Grands Prix de la Création, cerimonia che dal 1993 individua i creatori chiamati a plasmare gli usi di domani.
C’è una forma di fedeltà, nel panorama culturale parigino, verso quegli appuntamenti che non hanno bisogno di reinventarsi ogni anno per restare pertinenti. Dal 1993, i Grands Prix de la Création svolgono questo ruolo discreto ma essenziale: individuare, prima che se ne occupi il mercato, i talenti emergenti del design, della moda e dei mestieri d’arte. La cerimonia 2026, svoltasi all’Hôtel de Ville di Parigi mercoledì 23 settembre, ne ha svelato il palmarès.
Otto vincitori si dividono i riconoscimenti, ripartiti tra il Prix Révélation — pensato come acceleratore per progetti promettenti, creativi e con prospettive di sviluppo — e il Prix Engagement, che premia un percorso di ricerca, innovazione o imprenditorialità già avviato e in grado di offrire soluzioni alle sfide contemporanee. Si aggiungono un Prix Accessoires Mode, promosso in partnership con l’ADC e dedicato a pelletteria, calzature, guanti e cinture, e un Prix Accessoires Bijoux, in collaborazione con Francéclat, aperto a progetti di bigiotteria e gioielleria.
Nel design, il duo Behaghel Foiny conquista il Prix Révélation, mentre Marie Cornil e Alexandre Willaume si aggiudicano il Prix Engagement. Per la moda, Anthony Calydon ottiene il Prix Révélation e lo studio Collectivo il Prix Engagement, accanto a 10.03.53, guidato da Luca Colosimo, per il Prix Accessoires Mode, e a Sarah Madeleine Bru per il Prix Accessoires Bijoux. Nei mestieri d’arte, infine, Chloé Valorso riceve il Prix Révélation e Les Ateliers Victor Bert il Prix Engagement, completando così un palmarès che copre tutte le discipline della creazione parigina.
Tre figure della creazione parigina hanno presieduto le giurie di questa edizione: la designer Ionna Vautrin per il design, la stilista Lisa Gachet per la moda e l’artigiano vetraio Jeremy Maxwell Wintrebert per i mestieri d’arte — una scelta che dice abbastanza della volontà del Bureau du Design, de la Mode et des Métiers d’Art (BDMMA) di far giudicare i creatori di domani da quelli di oggi, anziché da istanze puramente istituzionali e scollegate dal campo.
Questo intreccio tra riconoscimento simbolico e accompagnamento concreto distingue i Grands Prix de la Création da una semplice cerimonia di consegna di trofei: il premio non è mai un fine in sé, ma il punto d’ingresso a un dispositivo di sostegno che può estendersi per diversi anni. È questa continuità, rara nel panorama dei riconoscimenti creativi, a spiegare senza dubbio la longevità dell’iniziativa da oltre trent’anni.
Oltre la cerimonia, questi premi si inseriscono in un dispositivo più ampio promosso dalla Città di Parigi dal 2006, che comprende l’incubatore degli Ateliers de Paris — dove i responsabili di progetto sono ospitati e accompagnati per due anni —, formazioni professionali in gestione e strategia di marketing, e il marchio Fabriqué à Paris, attivo dal 2017 per mettere in luce commercianti, artigiani e creatori che producono sul territorio parigino. Un modo per ricordare che la creazione, per sopravvivere al mercato, ha anzitutto bisogno di un ecosistema — e che Parigi, nella sua misura, continua a esserlo.




































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