Un nome tenuto segreto fino all’ultimo momento, un’identità svelata come un colpo di scena: è così che Superstudio ha scelto di presentare colui che definisce The Hidden Genius della sua piattaforma FUTURFASHION. Si chiama Pierre Amour, vive a New York, ha mosso i primi passi nella moda a Parigi accanto a stilisti leggendari e si distingue per una capacità non comune di usare l’intelligenza artificiale come un vero strumento creativo.
«Giovane, brillante, appassionato. Guardando il suo lavoro ho provato di nuovo quel brivido della Grande Moda che non sentivo da molto tempo», spiega Gisella Borioli, fondatrice e anima di Superstudio, figura storica del giornalismo di moda. «Per questo ho deciso, ancora una volta, di sostenere un talento in cui credo e di offrirgli la visibilità che merita, tenendo segreto il suo nome fino a oggi, per non confonderlo tra tanti altri.»
The Hidden Genius ha preso la forma di una spettacolare sfilata virtuale a Superstudio Più, nell’Atelier del FLA Museum, conducendo il pubblico all’interno di una FUTURFASHION sorprendente ma possibile: collezioni, silhouette e visioni nate anch’esse grazie all’IA, ma pensate per uscire dallo schermo e diventare moda reale. Secondo Superstudio, vi si sovrappongono due letture: GREAT FASHION, quella degli abiti desiderabili, delle forme e dei volumi inediti, dei materiali innovativi, dove l’IA agisce come strumento che dà forma alle idee del creatore, una moda che non obbedisce alle tendenze ma cerca di anticiparle; e IMAGINATION, quella del gioco con l’intelligenza artificiale, complice attiva delle invenzioni nate nella mente del creatore, senza limiti, un divertimento stravagante che nasconde sotto le sue eccentricità idee e dettagli ispiratori per chi sa guardare oltre.
Questa storia trova il suo naturale prolungamento negli spazi dell’Atelier del FLA — FlavioLucchiniArt Museum —, dove le creazioni di Pierre Amour dialogano con le opere e le sculture di Flavio Lucchini dedicate alla moda. Il FLA riunisce un’importante collezione di opere, dalle sculture ai disegni, che raccontano la storia della moda contemporanea degli ultimi cinquant’anni — una cornice che inserisce fin dall’inizio il lavoro del giovane creatore in una filiazione piuttosto che in una semplice novità tecnologica. L’evento è stato sostenuto da Audiolux, Istituto Marangoni Milano, White Show e Ferrari Trento.
La scelta di esporre un lavoro nato dall’intelligenza artificiale accanto a opere e sculture che ripercorrono cinquant’anni di storia della moda instaura, fin dall’allestimento, un dialogo tra due regimi di creazione che a lungo si sono ignorati: quello patrimoniale dell’archivio e quello, ancora incerto, degli strumenti generativi. Poche istituzioni di moda assumono un confronto così diretto, preferendo in genere presentare l’IA in modo isolato piuttosto che misurarla direttamente con la storia che pretende di prolungare.
Scegliendo di rivelare l’identità del suo protetto anziché mantenerla ancora anonima, Superstudio scommette che il mistero abbia incuriosito abbastanza perché il nome, ormai noto, non diventi aneddotico. Resta da vedere se Pierre Amour riuscirà a far esistere, fuori dallo schermo e dal racconto della sua scoperta, una moda che gli sopravviva. La scommessa è tanto più rischiosa in quanto la rivelazione di un nome, una volta fatta, non può essere ripetuta: tutto il valore del dispositivo poggiava su quel preciso momento di passaggio dall’anonimato al riconoscimento, un istante che non si ripete.












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