MB&F SP One Pavée: il diamante al servizio dell’architettura

by PASCAL IAKOVOU
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Un anno fa, MB&F poneva una domanda controcorrente rispetto al proprio DNA: dopo due decenni trascorsi a immaginare macchine orologiere dall’aspetto di astronavi o di creature meccaniche, la manifattura ginevrina poteva concepire un orologio elegante da 38 millimetri? La risposta si chiamava SP One, primo capitolo di una collezione battezzata Special Projects. Un anno dopo, la stessa architettura si adorna di 255 diamanti con il nome SP One Pavée — ed è proprio qui che l’esercizio diventa interessante.

L’SP One originale si organizzava attorno a tre cerchi: il bariletto, il bilanciere e il quadrante inclinato, come sospesi al centro della cassa. Alloggiata nella cassa più piccola e sottile mai prodotta dalla maison, la sua architettura dalle forme di ciottolo coltivava una discrezione dichiarata, a metà strada tra il vocabolario radicale delle Horological Machines e l’approccio più classico delle Legacy Machines. Un pezzo pensato, già all’origine, come un punto di equilibrio più che come un manifesto.

Il contrasto è tanto più forte in quanto Special Projects non è, nel vocabolario della maison, che un capitolo tra gli altri — quello delle Horological Machines resta il terreno delle forme più sperimentali, quello delle Legacy Machines rimane più vicino all’orologeria tradizionale. Scegliendo di far evolvere verso la preziosità proprio questa terza via, anziché una delle altre due, MB&F sembra indicare che la discrezione dell’SP One era fin dall’inizio una forma di riserbo consapevole — e che il diamante, qui, non contraddice questo riserbo ma lo prolunga.

Per questa nuova versione, MB&F non ha cercato di stilizzare ulteriormente l’orologio ma di rivelarne un’espressione più preziosa, senza toccare ciò che ne faceva la singolarità. Realizzato in oro bianco 18 carati, l’SP One Pavée è incastonato con 255 diamanti per un totale di 1,608 carati. La scelta della maison merita di essere notata: anziché ricoprire uniformemente la cassa, l’incastonatura segue le curve esistenti — quelle della cassa, della lunetta interna a forma di anfiteatro, della corona e della fibbia — così da incorniciare il movimento senza cancellarne il carattere scultoreo. Il quadrante inclinato, dal canto suo, abbandona la finitura nera a favore di un PVD blu scuro.

All’interno, nulla cambia di ciò che costituiva l’interesse tecnico del pezzo. Il movimento a carica manuale, sviluppato internamente, conta 189 componenti e offre 72 ore di riserva di carica, con il bilanciere sospeso alle 2 e il display inclinato alle 6. Le finiture tradizionali — ruote angolate a mano, smussature lucidate, incisioni manuali — occupano ancora un posto centrale. Per questa versione Pavée, i ponti sono rodiati, una scelta che li accorda all’oro bianco e all’incastonatura più che un semplice gesto estetico.

Proposto a 78 000 franchi svizzeri tasse escluse (circa 104 000 dollari statunitensi o 85 000 euro tasse escluse), l’SP One Pavée pone una domanda più ampia di quella del prezzo o del numero di pietre incastonate: come negozia una maison costruita sull’idea di rottura il proprio incontro con i codici più consolidati della gioielleria orologiera? MB&F sembra aver scelto di non sciogliere il nodo — di lasciare che il diamante si pieghi all’architettura anziché il contrario. Resta da sapere se questa discrezione preziosa apra un nuovo capitolo per Special Projects, o se rimanga una parentesi in una maison che, per natura, preferisce l’inatteso.

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