Da Codognato il colore diventa un linguaggio grave quanto il nero e l’oro

by PASCAL IAKOVOU
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Maison veneziana celebre per i suoi gioielli memento mori, i suoi serpenti e i suoi teschi incisi, Codognato presenta nuovi pezzi in cui smeraldi, rubini e ametiste raccolgono il testimone della simbologia oscura che ne ha costruito la reputazione. Senza mai rinunciare al suo vocabolario storico.

A Venezia, nella storica boutique di Calle Larga XXII Marzo, Codognato coltiva da più di un secolo un’estetica che si associa spontaneamente all’oscuro: teschi incisi, serpenti attorcigliati, cammei antichi, intagli e smalti applicati a mano compongono l’essenziale del suo vocabolario. La maison, fornitrice di collezionisti ed eccentrici fin dai tempi di Diana Vreeland, ha costruito la sua leggenda sui codici del memento mori, quel promemoria gioielliero della finitezza che ha attraversato i secoli senza mai passare davvero di moda.

I nuovi pezzi presentati quest’estate spostano leggermente questo baricentro, senza tradirlo. Smeraldi profondi, rubini vibranti, ametiste luminose, ma anche granati e zaffiri animano oggi creazioni in cui la pietra colorata non è mai una semplice scelta decorativa. Da Codognato ogni gemma porta una storia, un simbolo, un frammento di memoria accuratamente intessuto nell’universo così particolare della maison. Lo smeraldo evoca il rinnovamento e la vita eterna, il rubino la passione e la vitalità, l’ametista la saggezza e la chiarezza spirituale, mentre corniola, giada o peridoto portano calore, protezione e prosperità.

Associate ai cammei antichi, agli intagli incisi e agli smalti applicati a mano che costituiscono la firma tecnica della maison, queste pietre trasformano ogni gioiello in un’opera in miniatura in cui mitologia, memento mori e simbolismo rinascimentale continuano a convivere. Che illumini un anello a serpente, sottolinei un gioiello Vanitas o circondi un antico intaglio, la pietra colorata rivela una dimensione ulteriore del linguaggio poetico della maison. Il suo splendore contrasta con l’oro inciso, l’argento e lo smalto per comporre gioielli al tempo stesso audaci, senza tempo e profondamente personali.

Potrebbe stupire che una maison costruita sull’estetica della morte scelga oggi il colore per raccontarsi. È tuttavia coerente con la storia di Codognato, che non ha mai ridotto il memento mori a un’unica gamma cromatica: il richiamo alla finitezza si è sempre accompagnato, nella maison, a un gusto sicurissimo per l’ornamento e la materia preziosa. Il colore non viene ad addolcire il discorso: ne amplia il vocabolario.

Resta da vedere se questa inflessione cromatica attirerà, accanto ai collezionisti storici della maison, una clientela più giovane, meno familiare con i teschi incisi ma sensibile a una gioielleria che ha una storia da raccontare dietro ogni pietra.

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