IWC e il colore Pool: quando l’orologeria da ingegnere sogna una piscina

by PASCAL IAKOVOU
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Un quadrante blu-verde battezzato Pool si unisce alla collezione Ingenieur Automatic 35 di IWC Schaffhausen. Dietro questa scelta cromatica, in apparenza innocua, si gioca una partita più ampia: quella di un’orologeria a lungo austera che impara, con prudenza, a parlare il linguaggio dell’estate e del piacere.

L’Ingenieur non è mai stato un orologio facile. Disegnato nel 1976 da Gérald Genta — lo stesso uomo dietro il Royal Oak di Audemars Piguet e il Nautilus di Patek Philippe — appartiene a quella generazione di orologi sportivi in acciaio con bracciale integrato che ha inventato, negli anni Settanta, un nuovo rapporto con il lusso: meno ostentato, più architettonico, risolutamente maschile nei suoi codici d’origine. Cinquant’anni dopo, IWC sceglie di far dialogare questa eredità con una tonalità che di ingegneresco non ha nulla: il Pool, un blu-verde acquatico, quasi giocoso, che evoca meno l’officina che la piscina a sfioro.

La scelta non è priva di significato nel contesto più ampio dell’orologeria contemporanea. Da diverse stagioni le maison svizzere ammorbidiscono le proprie palette, storicamente dominate dal nero, dall’argento e dal blu notte, a favore di tonalità pastello o sature mutuate dall’universo lifestyle — verde menta, rosa cipria, ora questo blu piscina. È un modo di rispondere a una clientela che compra un orologio sempre meno per la sola funzione e sempre più per ciò che racconta di uno stile di vita. Il Pool, sull’Ingenieur, funziona come un segnale: quello di un pezzo di ingegneria pura che si concede, per il tempo di una referenza, di diventare un accessorio estivo.

Sul piano tecnico, nulla cambia rispetto al consueto livello di esigenza della maison. La cassa da 35 millimetri in acciaio inossidabile, il bracciale integrato, il motivo «Grid» caratteristico del quadrante, gli indici applicati trattati con Super-LumiNova: tutto ciò che fa l’identità dell’Ingenieur resta al suo posto. Il calibro 47110, visibile attraverso il fondello in zaffiro, offre 42 ore di riserva di carica e una decorazione classica — côtes de Genève e massa oscillante placcata oro. È proprio questa continuità a rendere più leggibile il gesto cromatico: IWC non reinventa l’orologio, ne cambia l’umore.

Questo lancio completa soprattutto un puzzle più vasto. Con questa referenza Pool, la collezione Ingenieur Automatic 35 conta ormai sei modelli — dal sobrio quadrante argentato alla cassa interamente in oro 5N incastonata di diamanti, passando per una versione blu profondo. Questa moltiplicazione di varianti in un formato compatto, più vicino al polso femminile dell’Ingenieur storico, disegna una strategia chiara: fare di questo modello nato per gli ingegneri un guardaroba completo, capace di seguire una clientela più giovane e più mista attraverso le stagioni invece di restare fissato in un’identità unica.

Dietro l’aneddoto della tonalità si gioca dunque una questione di fondo per l’orologeria sportiva in acciaio: fino a che punto si può ammorbidire un design nato dal rigore senza dissolverne l’aura? IWC scommette che il colore, da solo, basti a far evolvere un’icona senza tradirla. Il Pool non è né una provocazione né una rivoluzione: è un test in scala reale della capacità di un archetipo degli anni Settanta di reinventarsi senza perdere la propria spina dorsale.

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