Un motivo nato sulla tela di un baule, a lungo declinato su pelle e tessuto, prosegue la sua discreta conquista del corpo. Per il terzo anno consecutivo Louis Vuitton arricchisce la sua collezione di gioielleria Le Damier con otto nuovi pezzi, cinque dei quali gioielli per le orecchie che confermano il posto crescente di questa linea nell’offerta gioielliera della Maison.
Questa regolarità annuale non è affatto aneddotica: in tre anni Le Damier è diventato ciò che la Maison stessa presenta come un vero pilastro della sua offerta gioielliera, accanto a collezioni più antiche. Fedele alla sua firma grafica e alla sua estetica risolutamente unisex, la collezione continua a puntare sull’infinito del motivo a scacchiera più che sul rinnovamento permanente delle forme, cercando la propria forza nella ripetizione disciplinata di un disegno riconoscibile fra tutti più che nella rottura stilistica. Questo approccio distingue Le Damier da altre linee gioielliere più sperimentali nel panorama del lusso contemporaneo, dove il cambio di collezione si accompagna spesso a un cambio completo di grammatica visiva.
Anche l’accento posto sui gioielli per le orecchie — cinque delle otto nuove creazioni — non è casuale. Risponde direttamente all’ascesa degli ear cuff nelle tendenze attuali della gioielleria, quei gioielli che si infilano lungo la cartilagine senza richiedere un foro e che permettono di moltiplicare i punti di porto su uno stesso orecchio. Puntando su questo formato, Louis Vuitton prolunga una logica già presente nella collezione: quella del mix and match e dello stacking, l’accumulo assunto di più pezzi indossati contemporaneamente anziché la scelta di un unico gioiello isolato.
Sul piano della fabbricazione, questi nuovi pezzi poggiano su una sottile miscela di ori e diamanti, in cui il rigore grafico del motivo Damier incontra il savoir-faire gioielliero della Maison. Questa tensione tra geometria rigorosa e materia preziosa è il filo conduttore dell’intera collezione: il motivo, ereditato dalla pelletteria da baule, impone un vincolo di disegno che il diamante e l’oro vestono poi senza mai dissolverlo, preservando così l’immediata leggibilità della firma Vuitton anche una volta trasposta in gioiello. La scelta di ori e diamanti, anziché di pietre più colorate o di materiali alternativi, rafforza inoltre la continuità con l’estetica senza tempo già associata al motivo Damier fin dalle sue declinazioni in pelletteria, garantendo una coerenza visiva tra i diversi universi della Maison.
Scegliendo di installare Le Damier come appuntamento annuale anziché come collezione puntuale, Louis Vuitton applica alla gioielleria un metodo più abitualmente associato alla moda stagionale: quello del capitolo ricorrente, che permette di fidelizzare una clientela abituata a seguire l’evoluzione di uno stesso motivo anziché disperderla su una moltitudine di linee concorrenti. Resta da vedere quante declinazioni potrà ancora ispirare questo motivo ereditato dalla pelletteria da baule prima di avere esaurito anch’esso il proprio vocabolario grafico.


















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