La 5000 GT Frua del Cairo riceve il certificato Maserati Classiche

by PASCAL IAKOVOU
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Maserati ha annunciato l’8 ottobre 2026 la certificazione del telaio 103064, la prima delle tre 5000 GT carrozzate da Frua nel 1962. Questa vettura è stata riverniciata dalla fabbrica, sequestrata in Egitto e poi restaurata nell’arco di quattro anni. Un certificato di autenticità non può quindi voler dire «così com’era all’uscita dalla fabbrica».*

La 5000 GT nasce da una richiesta dello Scià dell’Iran. Dopo aver guidato una 3500 GT, avrebbe chiesto a Maserati un’auto più prestigiosa, secondo la Casa. Giulio Alfieri, allora direttore tecnico, guida il progetto AM103: un V8 da 5,0 litri derivato da quello della 450S da corsa, annunciato con oltre 350 CV nella sua prima configurazione. Ne vengono prodotti solo 34 esemplari tra il 1959 e il 1964. Ciascuno è vestito da un carrozziere diverso: Touring, Allemano, Pininfarina, Monterosa, Ghia o Frua. Tre escono dalla bottega di Pietro Frua nel 1962.

Il telaio 103*064 è il primo dei tre. Porta inizialmente la livrea «Luci di Mezzanotte» e un interno «Camoscio». Maserati lo usa per prove e dimostrazioni, poi lo espone al Salone di Ginevra nel 1963. Secondo la Casa, passa quindi dall’importatore francese, dove Karim Aga Khan IV avrebbe potuto guidarlo e ne avrebbe ordinato un esemplare per sé.

Il seguito della storia è più movimentato. L’auto torna a Modena alla fine del 1963 e viene venduta a Roma. Nel gennaio 1966 il proprietario la restituisce alla fabbrica. Maserati la revisiona e, su richiesta del nuovo acquirente, la riverniscia in «Rosso Rubino Chiaro». L’acquirente è il principe saudita Magid Ben Saoud, che la regala al padre, il re Saud bin Abdulaziz Al Saud. Nel 1967, dopo la guerra dei Sei Giorni, le autorità egiziane la sequestrano. Resta poi per più di trent’anni in un magazzino del Cairo. Quando riappare nel 2000, il contachilometri segna 12.700 km. Un collezionista texano la rimpatria a Modena per quattro anni di restauro. Viene presentata al Concorso d’Eleganza Villa d’Este nel 2004.

Questa cronologia rende l’autenticità un tema delicato. Secondo Maserati, il comitato di esperti di Maserati Classiche esamina le caratteristiche tecniche del veicolo, la sua documentazione storica e gli archivi della Casa. Per questa vettura, la seconda verniciatura è opera della fabbrica stessa. Il rosso del 1966 appartiene dunque alla sua storia quanto il blu notte di Ginevra. Gli anni di magazzino, poi il restauro, hanno lasciato altre tracce. Il certificato non può attestare che l’auto non sia mai cambiata. Attesta che ogni cambiamento è documentato e che lo stato attuale si spiega con quei documenti.

È la definizione giusta per un’auto con questa traiettoria. Presuppone tuttavia che si sappia che cosa l’auto porti oggi: quale colore, quali parti originali, quali parti rifatte. Questa precisione manca alle informazioni rese pubbliche, ed è quella che darebbe il suo senso alla parola «autentica».


Che cosa copre la certificazione, secondo Maserati: le automobili con più di 20 anni, nonché i modelli speciali e le serie limitate della Casa. Il programma Maserati Classiche esiste dal 2021 a Modena.

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