Telfar mostra la collezione SS 2027 nella sua vendita di campionari, tra Brooklyn e Parigi

by PASCAL IAKOVOU
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Il 6 ottobre Telfar ha presentato la collezione SS 2027 a Brooklyn e a Parigi lo stesso giorno, una sfilata nel mezzo della sua vendita di campionari proiettata nella capitale francese. Al centro, un completo che si può indossare al rovescio: l’idea regge se il rovescio è curato quanto il dritto.

Martedì 6 ottobre, alle 11 a New York e alle 17 a Parigi, Telfar ha mostrato la collezione SS 2027 in due luoghi: One Hanson Place, a Brooklyn, e al numero 7 di rue Daunou, nel II arrondissement parigino. Secondo il testo diffuso dal marchio, la sfilata newyorkese si è tenuta durante la vendita di campionari, a cui gli ospiti erano invitati a fare acquisti gratuitamente scambiando vecchie borse, con la fila che cominciava a mezzanotte. È stata poi proiettata a Parigi. Il marchio stesso pone il bilancio sotto forma di domanda: aver privato 300 parigini di una sfilata, o aver portato 500 abitanti di Brooklyn alla loro prima Settimana della Moda parigina. Entrambe le cifre sono di Telfar, senza indicazione di ciò che conteggiano.

Un completo che si rovescia

Il capo che regge la collezione è il completo, che il marchio tratta come una convenzione: può designare chi possiede l’edificio come chi vi lavora. Telfar ne propone dunque una versione reversibile, in misto lana vergine nero tinta unita o grigio a quadri: giacche corte, classiche o zoot, pantaloni a palloncino o dritti con uno spacco sull’orlo, gonne a orlo grezzo a metà polpaccio o alla caviglia, calzoni a metà polpaccio e short a portafoglio africano. L’interno è curato come un esterno, con fodere, bordature in sbieco e tende in jacquard di seta con il marchio, doppi bottoni e tasche nascoste, al punto, scrive il marchio, di non voler mai indossarli dal lato «giusto».

Le fodere strappate servono poi a tagliare camicie a collo alto, abiti-camicia oversize e top all’americana a schiena nuda, dai bordi grezzi che lasciano vedere fili di jacquard di seta al 100%. Calata la sera, stampe serpente e leopardo, ricavate da pelli passate allo scanner da ufficio e rielaborate perché macchie e squame nascondano il segno della Maison, coprono camicie leggere dai bottoni madreperlacei. Seguono i basici in costina e cotone tinti in capo, tra cui la «Cross-T», una forma piatta a croce che si indossa in ogni senso, e la «Skew-T», strizzata d’occhio all’epoca «212» in cui si infilavano di traverso le T-shirt lunghe per raggiungere il cercapersone.

Pelle fabbricata con l’inchiostro

Il denim «Sharkskin», leggermente cangiante in rosso, viola, verde e nero, si declina in skinny con risvolto al ginocchio e in jeans barrel con coulisse. I bomber di Orchard Street, ornati dall’«inkstress» Cake, sostituiscono la pelle con T-shirt a inchiostro screpolato e pile trapunto grigio. Il marchio precisa che fabbricare «pelle» con l’inchiostro delle T-shirt costa quanto quella vera, senza indicare una cifra. Felpe stampate, rovesciate e poi spazzolate, diventano cardigan e pantaloni in cashmere; altre, consumate, danno un giubbotto e un pantalone da moto.

Nella sua nota di collezione, Telfar formula la linea di forza: «Se non riesci a determinare il valore, ne sei determinato». È il criterio da ricordare. Un completo reversibile, una pelle d’inchiostro, del cashmere ricavato da una felpa: ogni capo sposta la questione dal prezzo alla fabbricazione. Ciò che il dossier non permette di giudicare è la tenuta di queste idee, per mancanza di capi o di immagini esaminati qui. Il marchio lascia del resto aperta la questione se la messinscena illumini o distolga dalla collezione.

Resta una borsa, evocata nell’ultima riga, prevista per l’anno prossimo e non ancora svelata dal marchio: dirà se queste scelte di materia valgono anche per il suo oggetto più identificato.

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