Esistono case che plasmano la materia e altre che si avventurano a scolpire ciò che ne è privo. Dalla sua manifattura in Alsazia, Lalique appartiene alla seconda categoria: da settembre 2026 svela il secondo capitolo di Air de Lalique, una collezione che dà corpo di cristallo a tre stati dell’aria: il volo, il gioco, il soffio.
Un’ossessione centenaria
Fondata nel 1888 da René Lalique, la maison si è distinta dapprima nella gioielleria, prima di fare del vetro e del cristallo il proprio territorio espressivo quasi esclusivo nel periodo tra le due guerre. Questo passaggio da un’arte all’altra — dal gioiello indossato al soprammobile di cristallo — si è sempre fondato sulla stessa idea guida: dare presenza materiale a ciò che, in natura, sfugge proprio allo sguardo. Il volo di un uccello, la corsa dell’acqua, la struttura di un fiore. Air de Lalique Chapitre II prosegue questo filone affrontando, questa volta, l’aria stessa, quella materia che non si vede mai e che si avverte solo quando si sposta.
Papillons, la memoria sospesa
La prima parte di questo capitolo richiama un motivo antico nella storia della maison: la farfalla, che René Lalique aveva già portato sui suoi flaconi e sui suoi gioielli all’inizio del Novecento. Un secolo dopo, la maison la fa riemergere in una forma nuova — uno sciame di farfalle di cristallo, colto nell’istante preciso in cui il volo sembra sospeso. L’esercizio non ha nulla di banale: catturare il movimento in una materia minerale, immobile per natura, è una delle imprese di bravura che Lalique si impone regolarmente da un secolo. Qui l’insetto non è rappresentato ma evocato nella sua traiettoria, come se il gesto del volo fosse stato fissato nel momento esatto della sua grazia.

Teddy Air, il pop rivisitato
Il secondo movimento della collezione sorprende di più. Teddy Air abbandona il registro naturalistico per una forma presa in prestito dall’infanzia e dal gioco: il palloncino gonfiabile, reinterpretato come scultura neo-pop. La scelta rivela un’evoluzione più ampia in Lalique, che da qualche stagione si concede incursioni in un registro più giocoso, quasi irriverente, senza rinunciare all’esigenza del cristallo soffiato e tagliato a mano. Teddy Air non è né un oggetto utilitario né un semplice soprammobile: è un pezzo che accetta di far sorridere, il che, nel vocabolario ovattato dell’alta cristalleria, costituisce di per sé un gesto.

Alizé, quando il cristallo diventa luce

Terzo e ultimo movimento di questo capitolo, la collezione di luminarie Alizé chiude il cerchio affrontando l’aria dal suo angolo più discreto: la brezza. Qui il cristallo non cerca più di rappresentare il movimento, cerca di produrlo — attraverso il modo in cui cattura, rifrange e diffonde la luce. I pezzi giocano su superfici lavorate per suggerire l’ondulazione di un soffio leggero, con la materia che diventa al tempo stesso sorgente e veicolo di luce, a metà strada tra l’oggetto d’arte e l’apparecchio di illuminazione funzionale.
L’atelier, ultimo custode del gesto
Questo trittico non esisterebbe senza la manifattura storica di Lalique, insediata in Alsazia dal 1921, dove ogni pezzo continua a essere plasmato a mano — soffiatura, stampaggio, taglio e lucidatura rientrano tutti in un savoir-faire che la maison rivendica come la propria principale linea di difesa di fronte all’industrializzazione del settore del lusso. Air de Lalique Chapitre II non è dunque soltanto un esercizio di stile: è una dimostrazione, un modo per ricordare che la maison continua a fabbricare l’essenziale della sua collezione negli stessi atelier di un secolo fa.
Resta una domanda, quasi infantile, che la collezione stessa sembra porre senza rispondere: dopo la farfalla e il palloncino, quale altra forma d’aria sceglierà Lalique di fissare nel cristallo? Il vento, forse. O il silenzio.
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