Il bonsai è un’arte della pazienza: quella di plasmare, anno dopo anno, una forma che sembra essere sempre esistita. È questa disciplina che Seiko Presage sceglie di trasporre nell’orologeria, associandosi al collettivo giapponese TRADMAN’S BONSAI per una nuova edizione limitata. Un avvicinamento che prolunga un’abitudine ben radicata nel marchio: attingere a saperi giapponesi lontani dall’orologeria per costruire, quadrante dopo quadrante, un vocabolario estetico riconoscibile tra tutti.
Il pezzo evoca un pino nero giapponese illuminato dalla luna: un quadrante verde dalla texture profonda, ispirato alla corteccia dell’albero e al colore tradizionale matsuba-iro, associato a eleganti accenti dorati che richiamano la luce notturna posata sugli aghi di un bonsai centenario. Un esercizio di stile che deve tanto alla gioielleria quanto all’orologeria, tanto la resa della texture sembra essere stata pensata come una miniatura a sé stante.
Il verde matsuba-iro scelto per questo quadrante appartiene a una famiglia di tinte tradizionali giapponesi denominate direttamente a partire da elementi naturali — qui l’ago di pino — piuttosto che da un semplice riferimento cromatico. Questa scelta di vocabolario, ereditata dall’artigianato tessile e pittorico giapponese, dice molto sull’ambizione della collaborazione: non limitarsi a illustrare il bonsai, ma prendere in prestito il suo linguaggio estetico fin nel nome del suo colore.
Limitato a 2.000 esemplari, l’orologio è accompagnato da un cinturino supplementare in pelle di vitello e da un astuccio in legno appositamente concepito per questa edizione — un gesto che prolunga, fin nella presentazione del prodotto, l’estetica del legno e del vegetale evocata dal quadrante. È proposto al prezzo al pubblico consigliato di 1.400 euro. La scelta di un astuccio in legno anziché nei materiali più classici del settore orologiero prolunga, fino all’ultimo dettaglio della presentazione, la coerenza di questa collaborazione: persino l’oggetto destinato a custodire l’orologio continua a raccontare la storia del bonsai.
L’associazione con TRADMAN’S BONSAI, collettivo dedicato alla trasmissione di quest’arte ancestrale, si inserisce in una tradizione ben consolidata presso Seiko Presage: quella di attingere ai saperi artigianali giapponesi — lacca, smalto, tessitura — per vestire i suoi quadranti di un vocabolario che va oltre la sola meccanica.
Resta il fatto che il bonsai, per essenza, si plasma nell’arco di più decenni. Un orologio, invece, si indossa fin dal primo giorno. Il contrasto tra queste due temporalità — quella immediata dell’orologeria di serie e quella paziente dell’arte evocata — è forse ciò che questa collaborazione racconta di più interessante. Invita, in filigrana, a considerare l’orologio stesso come un oggetto che potrebbe, con gli anni e l’uso quotidiano, sviluppare una propria patina — un modo di avvicinare, sia pure modestamente, l’orologeria di serie alla paziente disciplina che celebra — e di dare un significato ulteriore al gesto, anch’esso quotidiano, di caricare o regolare l’orologio ogni mattina, come ci si prenderebbe cura, alla propria modesta scala, di un albero che non vedremo mai raggiungere la sua forma definitiva, e la cui bellezza sta proprio nel fatto che il lavoro su di esso non si ferma mai davvero — una lezione di pazienza che un quadrante, per quanto curato, può in fondo solo suggerire da lontano.












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