Il turismo di lusso ha a lungo raccontato i propri successi in chilometri percorsi. Più paesi spuntati, più siti visitati, itinerari più fitti: la performance del viaggio si misurava dal suo riempimento. Per il suo 25° anniversario, Anantara Hotels & Resorts, il marchio alberghiero esperienziale di Minor Hotels, sceglie un racconto opposto. Anziché una campagna di conquista, propone una collezione di cinque esperienze signature costruite su un principio semplice e, nel settore, quasi sovversivo: non aggiungere nulla, restare e basta.
L’iniziativa si estende a più di cinquanta indirizzi del gruppo nel corso del 2026, ma qui si concentra su cinque luoghi emblematici, in Italia, Thailandia e Maldive, ciascuno dei quali reinterpreta a modo suo che cosa significhi rallentare.
Amalfi, la mattina come disciplina
All’Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, antico convento cappuccino del XIII secolo che domina il porto, il rallentamento assume la forma di un rituale mattutino guidato da fra Marcus nei giardini a terrazze, tra rare piante mediterranee e antiche erbe monastiche. La filosofia del luogo, Pace & Bene, pervade il resto del percorso: passaggio nell’orto dello chef, sessione di guarigione sonora nel santuario del convento, poi picnic di pani artigianali e formaggi stagionati di fronte alla costa amalfitana. Il lusso, qui, non risiede nell’accumulo di attività ma nel loro susseguirsi deliberatamente lento.

Chiang Mai, il ritmo di un fiume
All’Anantara Chiang Mai Resort la mattina si regola sul ritmo del fiume Mae Ping. Il Nam Jai, barca di teak fatta a mano, scivola per 90 minuti lungo i templi rivieraschi e la comunità del Wat Ket. La tappa successiva conduce a piedi fino all’antico Wat Ket Karam e poi al ponte Khua Kaek, con vista sul Doi Suthep, prima di un’offerta a un monaco. Il pranzo chiude il cerchio con un khantoke Lanna servito alla Bodhi Terrace, sotto banyan di 400 anni.

Maldive e Phuket, la notte come esperienza
Alle Maldive, l’Anantara Kihavah Maldives Villas sposta il rallentamento verso il cielo notturno: il suo osservatorio su palafitte SKY e il suo telescopio, presentato come il più potente dell’arcipelago, trasformano l’osservazione delle stelle in una forma di scoperta intensa quanto un’escursione. Sulla costa del mare delle Andamane, l’Anantara Layan Phuket Resort costruisce la sua esperienza attorno all’ascolto, con una consulenza personalizzata al Layan Life by Anantara che orienta poi verso una sonoterapia e una terapia con erbe medicinali riscaldate Pao Ya, prima di un tramonto e di una coppa di champagne sotto il cielo aperto.


Ciò che questo programma rivela, al di là del calendario di esperienze, è una scommessa sul modo in cui un marchio alberghiero internazionale sceglie di raccontare il proprio anniversario. Anziché mettere in scena la propria crescita, il numero di indirizzi o le nuove aperture, Anantara costruisce il proprio quarto di secolo attorno a un vocabolario di sobrietà, a costo di andare controcorrente rispetto a un settore in cui l’anniversario è di solito l’occasione di un fuoco d’artificio. Il marchio, fondato nel 2001 e oggi presente in più di cinquanta hotel e resort in Asia, Europa, Africa, Medio Oriente e oceano Indiano, sembra scommettere che in un settore saturo di esperienze spettacolari la sobrietà diventi essa stessa un segno distintivo.
Resta da sapere se questo linguaggio della lentezza, declinato su cinquanta indirizzi e per un anno intero, resisterà alla propria scala. Un’esperienza pensata per rallentare un ospite non produce necessariamente lo stesso effetto quando viene riprodotta, standardizzata e commercializzata attraverso un gruppo alberghiero di oltre 640 strutture. Tra l’intenzione dichiarata e la sua attuazione su larga scala, è forse lì che si giocherà la vera misura della scommessa di Anantara.
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