Al 352 di rue Saint-Honoré, Fauré Le Page apre la Maison Saint-Honoré in un hôtel particulier la cui costruzione ebbe inizio nel 1708. La Maison di pelletteria vi colloca le sue collezioni accanto a una sala d’armi, a una biblioteca e ai propri archivi di archibugiere. È il modo in cui la Maison, nata nel 2009, si presenta insieme alla sua antenata del XVIII secolo.
Due Maison sotto lo stesso tetto
Fauré Le Page si racconta al plurale. Una prima Maison nasce a Parigi nel XVIII secolo, all’inizio del regno di Luigi XV: sette generazioni di una stessa famiglia vi lavorano come archibugieri dei Re e dei Principi, con armi che la Maison descrive come « più di apparato che di combattimento ». La seconda nasce nel 2009 al 21 di rue Cambon, a pochi passi da place Vendôme, e realizza borse e accessori. Conta undici punti vendita, di cui due a Parigi. La Maison Saint-Honoré porta il totale a dodici, e la Maison la presenta come « una Maison per la Maison ».
L’edificio, classificato monumento storico, si sviluppa su tre livelli e su quasi 500 m². Parquet Versailles, modanature, camini e volumi originali sono stati restaurati. L’architetto Jean de Gastines, che ha disegnato tutte le boutique della Maison nel mondo, firma il progetto. L’arredo è realizzato su misura, il legno fa da filo conduttore e nuove aperture visive guidano lo sguardo verso le collezioni.
Una tela stampata ad Annecy, una gamma le cui formule restano segrete
Il Vestibule, al piano terra, è dedicato alle shopper: dal Daily Battle al più recente Double Battle, modulabile. Tutte portano il motivo Écailles, che la Maison considera un simbolo di forza e di seduzione. La Toile Écailles è serigrafata ad Annecy, al telaio, colore per colore, in quattro fasi, secondo un procedimento vicino a quello della seta detto « alla lionese ». Viene poi granita e verniciata, il che le conferisce morbidezza, impermeabilità e resistenza.
Sul soffitto, una « nuvola di cipria » dei pittori decoratori Dominique e Noé Bouillon, padre e figlio. Gli stessi due firmano nel Grand Escalier un affresco dei prati della Normandia, da cui proviene la famiglia Le Page. Il fabbro Romain Barré, aiutato dal battirame e scultore Elie Hirsch, vi ha ideato una margherita monumentale. Il fiore appartiene ai codici della Maison: un cuore giallo Ocre de Mars, la vittoria della primavera sull’inverno e il « mi ama un po’, appassionatamente, alla follia » dello sfogliare i petali. Romain Barré ha realizzato anche la balaustra.
È in questa scala che si trova l’Orgue à Couleurs, dove sono presentate le sfumature della gamma cromatica della Maison. Le tinte si vedono. Le formulazioni che le producono restano segrete, custodite dai maestri artigiani.
Armi, libri, artisti viventi
Al piano nobile, saloni in enfilade dispiegano le collezioni: linee maschili, viaggio e business nel Salon des Quatre Saisons, linee femminili nel Salon de Diane. Vi si aggiungono creazioni esclusive, tra cui « From Paris with Love », un’edizione limitata nei blu e rossi della capitale e con la torre Eiffel.
La Salle d’Armes ospita il fucile « Le Page à Paris » di Jérôme Bonaparte, datato 1807, regalo di nozze del re Federico I di Württemberg al genero, re di Vestfalia e fratello di Napoleone. Sul cortile, la Galerie de Mars accoglie il Défi de Mars, un gioco di abilità che la Maison presenta come una lettura contemporanea dei saloni di tiro parigini del XVIII e del XIX secolo. Il Salon Honoré riceve gli amici della Maison per incontri dedicati ai savoir-faire, alle arti e alla cultura.
La Bibliothèque, che sovrasta rue Saint-Honoré, riunisce opere in cui l’archibugiere dei Re e dei Principi è citato da Balzac, Puškin, Dumas, Chateaubriand o Musset. Augustin de Buffévent, direttore creativo, vi invita artisti contemporanei a ideare opere per la Maison: le sculture animalier della ceramista Agnès Soustiel, i robot di Arnaud Le Calvé, i fiori della ceramista Henriëtte H Jansen, una fotografia di Juliette Agnel. La Maison annuncia che altri talenti seguiranno nel corso delle stagioni.
Ciò che la Maison sceglie di mostrare
Una filiazione si dimostra meglio con oggetti datati che con aggettivi. Il percorso ne conta diversi: un fucile del 1807, i ritratti di Marie-Adélaïde e di Jean-André Prosper Henry Le Page dipinti da Henri-François Riesener nel 1820, l’insegna a forma di elmo che ornava la boutique di rue de Richelieu nel XVIII secolo, le onorificenze ricevute alle Esposizioni universali dell’Ottocento. Di fronte a essi, commissioni affidate ad artisti che lavorano oggi, e una tela che si stampa ancora a mano, in un atelier francese.
La Maison non pretende che la seconda sia la continuazione giuridica della prima: parla di due Maison. Il suo ragionamento è altrove. Le armi di un tempo servivano a presentarsi a corte più che a combattere, e la Maison chiama le sue borse « armi di seduzione ». Ciò che si porta per mostrarsi collega le due epoche, e l’hôtel di rue Saint-Honoré dà a questo argomento una cornice dello stesso secolo della prima Maison.
Nell’ordine in cui la Maison snoda le sue sale, l’ultima è quella degli archivi, all’ammezzato: l’insegna, documenti, le medaglie. Il percorso si chiude sul XVIII secolo.















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