Anrealage: sei abiti che cambiano colore senza luce

by PASCAL IAKOVOU
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Per la primavera-estate 2027, Kunihiko Morinaga conclude «Skin» con abiti a scaglie di carta elettronica. La stessa sfilata termina con una pelle LED. Le due proposte non dicono la stessa cosa sulla pelle.

«Skin» è la venticinquesima presentazione di Anrealage a Parigi, ospitata alla Maison de la Radio et de la Musique. La collezione procede per mutazione progressiva: silhouette in un unico pezzo aderenti al corpo, poi costruzioni sempre più elaborate, composte da scaglie di materiali diversi (Ultrasuede di Toray, washi, paillettes traslucide con effetto pelliccia, scaglie stampate in 3D che cambiano colore a seconda dell’angolazione).

Culmina in sei abiti da cocktail e da sera che evocano armature. Ciascuno presenta tra 1.000 e 2.000 scaglie di carta elettronica E Ink, comandate singolarmente. I colori vivaci appaiono, poi si svuotano fino al grigio cenere, prima che nuovi motivi si diffondano sull’abito in configurazioni sempre più complesse. Sotto la superficie, una fitta rete di fili collega le scaglie, come peli o piume che crescessero sulla pelle. Un’intelligenza artificiale ha mappato questo circuito.

Ecco il dettaglio decisivo: queste scaglie non emettono luce. A differenza di un LED, è la materia stessa a cambiare colore, come cellule che si riempiono all’improvviso di pigmento. La collezione richiama superfici ispirate ai cromatofori, le cellule pigmentarie degli animali, e l’abito E Ink ne è l’esempio più diretto.

La sfilata si conclude però con l’altra tecnologia. Un’unica figura in passerella appare in una pelle digitale LED, ripresa dalla stagione precedente. Il corpo risplende sulle note di L’uccello di fuoco di Stravinskij, eseguito dal vivo nella versione del 1919. L’uccello di fuoco rimanda alla Fenice di Osamu Tezuka, simbolo di rinascita che la maison sceglie come filo conduttore.

Il contrasto tra le due è il vero tema. Una pelle LED è una fonte luminosa, mentre una pelle viva è una superficie che riflette e si colora. La carta elettronica si avvicina quindi maggiormente all’idea di «pelle in mutazione» sostenuta dalla collezione, poiché il colore è una trasformazione della materia e non un’illuminazione aggiunta. Il LED, invece, è adatto al finale perché vi interpreta il ruolo della luce della fenice.

Il criterio è semplice: una pelle che cambia deve restare una superficie leggibile nella luce ordinaria di una stanza, e non solo in passerella. È lì che l’abito E Ink dovrà essere giudicato, fuori dalla sfilata.


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