Karl Lagerfeld apre il suo primo caffè, lontano dalle passerelle

by PASCAL IAKOVOU
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Ad Amsterdam, la maison inaugura il suo primissimo indirizzo senza abiti: un caffè. Il gesto, minore in apparenza, ridisegna il modo in cui una griffe di moda abita oggi la quotidianità dei suoi seguaci.

Un décor pensato come una collezione

Al numero 32 di Raadhuisstraat, nel centro storico di Amsterdam, Karl Lagerfeld ha scelto di aprire il suo primo indirizzo dedicato esclusivamente alla ristorazione. Nulla, nel locale, ricorda un negozio di abbigliamento: il metallo spazzolato, la pietra naturale, il cemento grezzo e le superfici riflettenti compongono una palette rigorosamente monocroma, la stessa che la Maison aveva dispiegato per il suo concept di negozio FUTURE LEGACY, inaugurato in Regent Street a Londra. Il caffè non è dunque un’aggiunta, ma una declinazione: la grammatica architettonica della boutique applicata allo spazio del bancone.

La pasticceria come linguaggio

Il menu è stato affidato a Pantopia, laboratorio di pasticceria amsterdamese fondato da Youssef Zyat, noto per un approccio stagionale e contemporaneo al dolce. Attorno al caffè di specialità, la Maison ha costruito uno spazio di curation più ampio: una selezione di libri, oggetti da collezione, accessori e la camicia bianca simbolo, pezzo ricorrente del guardaroba Karl Lagerfeld, convive con i tavoli. L’indirizzo non vende un capo; propone un modo di abitare l’universo della griffe senza passare dall’acquisto di un pezzo di moda.

Il packaging concepito per il caffè riprende, in disegno, la facciata del 21 di rue Saint-Guillaume a Parigi, l’indirizzo storico della Maison. Il gesto grafico porta l’identità parigina fin nella mano del cliente di Amsterdam, su un semplice sacchetto di pasticceria.

Una strategia di presenza più che di vendita

«Volevamo creare un luogo in cui connettersi all’universo di Karl in un modo nuovo, al di là della moda», riassume Pier Paolo Righi, direttore generale di Karl Lagerfeld. La formula trova conferma nel calendario dell’operazione: da inizio agosto a metà settembre 2026, uno showroom attiguo al caffè ospiterà un pop-up con una selezione delle collezioni della Maison, tra cui pezzi stagionali e modelli iconici. Il caffè diventa così il punto d’ingresso di un dispositivo commerciale più ampio, senza mai averne l’aspetto.

L’apertura è coincisa con il passaggio ad Amsterdam di Paris Hilton, ambasciatrice della Maison, venuta per provare e per esibirsi all’Amsterdam Pride 2026. La sua visita al caffè, documentata dalla Maison, funziona come una convalida informale del luogo più che come un evento in sé, segno che Karl Lagerfeld costruisce attorno a questo indirizzo un ecosistema di apparizioni più che di annunci.

Aperto sette giorni su sette, dalle 8 alle 17, Karl Lagerfeld Café resta, per ora, un indirizzo unico. La Maison non dice se il concept sarà replicato altrove. È forse la domanda più interessante posta da questo bancone amsterdamese: fino a che punto può spingersi una griffe di moda nella quotidianità dei suoi seguaci prima di dover scegliere tra restare un capo d’abbigliamento e diventare un luogo di vita?

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