La maison champenoise Collery rende omaggio a una pioniera del periodo tra le due guerre con otto acquerelli firmati da Helen Barenton. Un’edizione limitata per raccontare ciò che i comunicati stampa di solito dimenticano.
Nella storia dello champagne, le donne hanno spesso portato le maison sulle proprie spalle senza figurare sulle etichette. Geneviève Collery-Herbillon è una di loro. La maison Collery ha deciso di restituirle ciò che le è dovuto.
«Pierre va nelle vigne e io vendo il mio vino»
La formula è sua. Geneviève Collery-Herbillon, moglie di Pierre Collery, figlio del fondatore Jules-Anatole, la pronunciò nel periodo tra le due guerre con quella disinvoltura tranquilla delle donne che avevano capito, prima che il mondo lo formulasse, che il commercio è anch’esso una forma di nobiltà.
Era lei a percorrere Parigi in lungo e in largo per commercializzare lo champagne di famiglia. La si ritrova all’Hôtel Lutetia, al Terminus Saint-Lazare, da Potel & Chabot, che le passa un ordine nel 1936. In un’epoca in cui la rappresentanza commerciale era affare da uomini, Geneviève Collery-Herbillon apriva porte a colpi di personalità.
Helen Barenton, lo sguardo di una contemporanea
Per raccontare questa storia, la maison Collery ha scelto la pittura anziché l’archivio. L’artista di Reims Helen Barenton ha realizzato otto acquerelli ispirati agli Anni Ruggenti, quel momento di ricostruzione gioiosa dopo la Grande Guerra, in cui le donne portavano i capelli corti, le gonne al ginocchio e le ambizioni all’aria aperta.
Ciò che mi ha colpita scoprendo Geneviève è la sua libertà e la sua energia: non chiedeva il permesso di esistere in un mondo che non era fatto per lei.
Gli acquerelli di Barenton non cercano di ricostruire. Evocano, suggeriscono, lasciano spazio. Si intuisce un’epoca più di quanto la si veda, il che è forse il modo giusto di parlare dello champagne: non lo si rappresenta mai davvero, lo si avverte.
2014: la trasmissione come rinascita
Nicolas Gueusquin ha rilevato la maison Collery nel 2014. La sua presenza in questo progetto di omaggio non è casuale. Parla di «trasmissione patrimoniale e di rinascita del marchio», una formulazione che dice l’essenziale: si può andare avanti solo a condizione di sapere da dove si viene.
L’edizione limitata prevista per la fine del 2026 sarà fisicamente legata a questi acquerelli. Le modalità esatte non sono state rivelate, ma l’intenzione è chiara: fare di una bottiglia di champagne il veicolo di una memoria. Non è così comune in un’industria che spesso preferisce il mito alla storia.
Ciò che lo champagne dimentica a volte di dire
Lo champagne è un’industria molto maschile nei suoi racconti fondatori: le grandi maison portano nomi di uomini, le cronache celebrano dinastie patriarcali. Eppure la Veuve Clicquot, Mathilde-Émilie Perrier detta «Pommery», Lily Bollinger: le donne hanno plasmato tanto quanto gli uomini ciò che beviamo oggi.
Tirando fuori dall’ombra Geneviève Collery-Herbillon, la maison non fa politica. Fa semplicemente storia, ed è già molto.


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