Tre giorni all’anno, LVMH solleva il velo sui retroscena delle sue maison. Da Hennessy, questo rituale delle Journées Particulières si apre quest’anno su un tema che si associa raramente al lusso: la distillazione, quel gesto tecnico e in gran parte invisibile che decide, prima di ogni altra cosa, il carattere di un cognac.
Il 16, 17 e 18 ottobre 2026 la Maison Hennessy aprirà eccezionalmente al pubblico la distilleria del Peu, a Juillac-le-Coq, in Charente, un sito che, a differenza delle cantine di invecchiamento volentieri mostrate ai visitatori, resta abitualmente chiuso. La scelta non è casuale. Distillare non ha nulla di spettacolare: è un processo lungo, ripetitivo, governato dal calore e dal gesto, difficile da raccontare senza ridurlo a un immaginario di rame e vapore. Mostrando questo luogo preciso, la Maison corre il rischio di esporre non il risultato del suo savoir-faire, ma il suo meccanismo più arido, quello in cui si gioca, molto concretamente, la differenza tra un cognac qualsiasi e un cognac Hennessy.
Questa apertura è accompagnata da una mostra, presentata dal 2 luglio al 29 novembre al Musée des Savoir-Faire du Cognac e alla Maison du négociant, che ripercorre la storia della distillazione della Charente dal XVIII secolo. Vi si vedrà uno schizzo di alambicco attribuito a Richard Hennessy stesso, fondatore della Maison nel 1765, oltre a un trattato di distillazione risalente al 1609, quasi un secolo e mezzo prima della creazione del marchio, prova che questo sapere non è mai appartenuto a una sola maison, ma si è trasmesso, affinato e conteso attraverso più generazioni di bouilleurs de cru. Più inatteso, un tondo del 1930 che raffigura i vigneti e le distillerie della Maison, restaurato per l’occasione, dialoga con un’opera contemporanea dell’artista Zhang Huan intitolata Eaux-de-vie, ispirata alle collezioni patrimoniali di Hennessy. L’accostamento tra un documento scientifico del XVII secolo e un’opera d’arte contemporanea riassume abbastanza bene l’ambizione della mostra: dimostrare che la distillazione non è un sapere cristallizzato nel passato, ma una materia continuamente reinterpretata.


Perché è proprio qui che si annida il vero soggetto di questa comunicazione, più che nella mostra stessa: la distilleria del Peu non è soltanto un luogo di memoria, è anche quello in cui la Maison ha condotto, nel 2022, le prove che hanno permesso di produrre la prima acquavite di cognac distillata con una quota di idrogeno verde. In altre parole, lo stesso sito che custodisce i gesti ereditati da Richard Hennessy è quello in cui si prepara, discretamente, la transizione energetica di un’intera industria fondata sulla combustione. Una continuità che la Maison sceglie di presentare senza rottura apparente, come se l’innovazione fosse solo il prolungamento logico della tradizione, mentre ne costituisce, in filigrana, una profonda messa in discussione dei metodi secolari.
Questa tensione tra permanenza e trasformazione trova un volto: quello di Yoan Peponnet, nominato Virtuose LVMH 2025, riconoscimento che premia l’eccellenza artigianale all’interno del gruppo. Formatosi nella Maison, divenuto chef distillateur della distilleria del Peu nel 2018, consiglia oggi più di 650 bouilleurs de cru partner sull’evoluzione delle loro pratiche. La sua funzione riassume, da sola, ciò che può significare «trasmettere» un savoir-faire nel momento in cui la materia prima di quel sapere — il clima, l’energia, il tempo disponibile — cambia essa stessa natura. Non si tratta più soltanto di riprodurre un gesto appreso, ma di accompagnarne la mutazione senza perderne il senso.
Resta una domanda che né la mostra né la visita scioglieranno: che ne è di un «savoir-faire ancestrale» quando le condizioni stesse che lo hanno plasmato — un clima stabile, un’energia abbondante ed economica — cessano di esistere? Le Journées Particulières risponderanno forse meno a questa domanda di quanto non la porranno, per tre giorni, sotto gli occhi del pubblico.
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