Per la Primavera-Estate 2027, Tory Burch rivendica l’eclettismo del collezionista rispetto all’unità del guardaroba pensato in anticipo. Una collezione che sovrappone materiali e racconti, tra pragmatismo americano e ornamento fatto a mano.
Un giardino scolpito come scenografia
La sfilata si è tenuta nel Sunken Garden disegnato da Isamu Noguchi, una cornice già modellata dal lavoro sulla pietra e sul vuoto prima ancora che comparisse il primo abito. La colonna sonora, composta da Wladimir Schall, attingeva a registri disparati — «Bad Moon Rising» dei The Reels, «The Perfect Girl» di Mareux, «In Rhythm – Extended» di Scream and Dance, «Total Control» dei The Motels — come altrettanti frammenti assemblati più che un filo continuo. Un modo, già, di annunciare lo spirito della collezione: una sovrapposizione dichiarata più che una linea unica.
L’abito come oggetto da collezione
“Opulent femininity meets American pragmatism, seen through the collector’s eye”, riassume Tory Burch a proposito di questa stagione, che descrive come un’esplorazione del modo in cui le donne mettono insieme le cose, cercando al tempo stesso la bellezza, l’utilità e l’umorismo del gesto di vestirsi. Questa psicologia dell’accumulo si legge nelle silhouette: maglieria sportiva, gonne portate basse sui fianchi, pantaloni con coulisse, camicie con tasche applicate, che fanno da tela a una tavolozza ricca e a dettagli ornamentali. I cappotti da opera sono tagliati con la scioltezza di un trench, mentre le giacche sartoriali sono leggermente decentrate.
Quanto ai materiali, l’esplorazione riguarda la texture e la sovrapposizione: lane dal messaggio maschile alleggerite dalla seta, cotone carta tinto e lavato in stile tie-and-dye, jacquard a motivo «carta da parati» foderati di seta a contrasto e fili tagliati, spugna reinterpretata in ciniglia, crêpe de Chine glassato fino a ottenere una caduta liquida. La tavolozza, ottimista, associa corallo, turchese, viola, menta, vermiglio e giallo burro a marroni profondi e neutri freddi.
La mano, rivendicata
L’ornamento, in questa stagione, non si nasconde: ricami metallici, cardigan «pie-crust» floccati, fili a pois, piume dipinte a mano e annodate in sciarpe o pompon. La borsa Handwoven Basket Tote prosegue una collaborazione già avviata con gli artigiani indiani di Marasim, declinata in nuovi colori e motivi tessuti a mano. Ai piedi, décolleté aperte e mules alla veneziana avvolgono la pelle come un drappeggio; cordoncini di pelle sono intrecciati a mano per formare sandali con cinturino posteriore, e su alcuni modelli la suola dipinta a mano si prolunga a spirale attorno al tacco.
Un nodo, una storia
Il giorno della sfilata, la Maison ha anche svelato la collezione Bunny Knot, disponibile subito su ToryBurch.com e in boutique. La borsa a spalla Bunny Knot è trapuntata di piccoli nodi collocati a mano, uno a uno, ad angolo retto perfetto: un’interpretazione astratta del Double T che fa della ripetizione manuale la propria firma. Il motivo nasce da un cuscino di poltrona scoperto da Tory Burch nella casa dell’orticultrice e filantropa Bunny Mellon, ad Antigua: un dettaglio domestico divenuto, per trasposizione, un gesto di pelletteria.
Gioielli, montature e un cenno sportivo
La collana di perle, classico della Maison, si reinventa in perle di resina impilate, nylon annodato e sfere di ottone articolate che si aprono per rivelare una pietra al centro. Gli occhiali da sole, dal canto loro, attingono al guardaroba sportivo: montature metalliche «speed», occhiali protettivi reinterpretati. Ai piedi ancora, alcuni sandali si ricoprono di madreperla, perle e finti denti di squalo, mentre altre décolleté con punta aperta si ispirano al drappeggio del tessuto sul corpo.
Dettaglio
Bunny Knot Shoulder Bag — pelle trapuntata di nodi collocati a mano, ad angolo retto perfetto.
Interpretazione astratta del Double T.
Fonte d’ispirazione: un cuscino di poltrona scoperto da Tory Burch nella casa di Bunny Mellon, ad Antigua.
Tra il giardino di Noguchi, gli artigiani di Marasim e il cuscino di Antigua, la collezione assume una genealogia frammentata: quella di un guardaroba che rivendica le proprie fonti anziché cancellarle. Resta da vedere se questa estetica dell’accumulo controllato si imporrà come grammatica duratura della Maison, o come parentesi di una stagione che, in ogni caso, ha scelto il gesto fatto a mano.
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