A Hoi An, il fiume non è mai una scenografia. Ha fatto la fortuna del porto mercantile nel XVI secolo, ha dettato l’architettura delle sue case-giunca e, cinquecento anni dopo, continua a scandire il ritmo degli abitanti. Ripensando interamente le sue suite, la sua piscina e la sua tavola, l’Anantara Hoi An Resort non firma soltanto una ristrutturazione alberghiera: sceglie di riancorare il soggiorno di lusso a questa antica relazione tra la città e il suo corso d’acqua.
Esiste, nella storia di Hoi An, un paradosso che gli opuscoli turistici cancellano troppo spesso: questa città, patrimonio mondiale dell’UNESCO, deve la sua esistenza non al mare, a pochi chilometri di distanza, ma a un braccio di fiume capriccioso, il Thu Bon, sul quale un tempo attraccavano le giunche cinesi, giapponesi e portoghesi. Il commercio della seta e delle spezie si è costruito su quest’acqua bruna e lenta, e le facciate giallo ocra del vecchio quartiere le voltano ancora le spalle come mercanti prudenti. È questa memoria fluviale, più che balneare, che l’Anantara Hoi An Resort ha scelto di rimettere al centro della propria identità, in occasione della trasformazione più importante condotta dalla sua apertura nel 2013.
Il gesto architettonico è netto: otto nuove Thu Bon River Suite si aggiungono a dieci Premium River Suite interamente rinnovate, mentre la suite signature del complesso diventa una Anantara Two-Bedroom River Suite pensata per famiglie e gruppi. Le diciannove suite che compongono questa nuova collezione assumono un vocabolario ibrido, in cui le persiane e le proporzioni ereditate dal periodo coloniale francese dialogano con materiali e motivi tratti dall’artigianato vietnamita. Terrazze private, viste aperte sul corso d’acqua, disposizioni su più livelli: il resort punta su una continuità visiva tra l’interno ovattato delle camere e il movimento, quasi impercettibile, del fiume sottostante.
Questa scelta si prolunga negli usi. Un arrivo e una partenza che possono svolgersi direttamente in suite, un trattamento di sessanta minuti offerto all’Anantara Spa, un accesso privato all’hammam: i rituali del benessere si organizzano qui come estensioni naturali del sonno, senza interruzioni di ritmo. La riprogettazione dell’area piscina risponde alla stessa logica di continuità paesaggistica, con cabana e giardini disegnati per aprirsi sul Thu Bon anziché isolarsi da esso, come nei complessi balneari più convenzionali presenti nella regione.
Resta la questione della tavola, spesso rivelatrice delle reali intenzioni di un hotel. L’Art Space Restaurant & Bar, ribattezzato attorno a un concetto di terrazza tropicale, appende alle pareti opere di artisti locali e internazionali stabiliti in Vietnam e programma ora concerti dal vivo in serata. La scelta non è banale in una città dove l’arte contemporanea fatica ancora a trovare vetrine all’altezza del suo ricco passato artigianale. «Ogni miglioramento è stato pensato per valorizzare il ricco patrimonio di Hoi An e il suo profondo legame con il fiume Thu Bon», riassume Ross Sanders, direttore generale regionale per il Vietnam, in un comunicato che, per una volta, non si allontana troppo dalla realtà del luogo. Resta da vedere se i viaggiatori, abituati a cercare a Hoi An la cartolina più che il fiume, sapranno rallentare abbastanza per ascoltarlo.








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