Nel vocabolario dello champagne, il «Rosé de Blancs» è un’anomalia deliziosa. Uno champagne rosato ottenuto esclusivamente da Chardonnay, vitigno bianco, senza aggiunta di vino rosso. Il colore deriva qui dalla macerazione sulle bucce, da quel contatto breve e controllato tra il mosto e le bucce dorate dell’uva. La maison Pierre Gimonnet & Fils padroneggia quest’arte dalle sue vigne di Cuis e quest’estate la propone come arma segreta della stagione delle bollicine.
Gimonnet: i vignaioli dello Chardonnay champenois
La maison Pierre Gimonnet & Fils è uno di quegli indirizzi che gli appassionati seri di champagne conoscono e che il grande pubblico scopre troppo lentamente. Con sede a Cuis, nel cuore della Côte des Blancs, la maison coltiva le proprie vigne dal 1935 e si è sempre distinta per un’ossessione: lo Chardonnay. Non lo Chardonnay come pretesto di freschezza e leggerezza (il facile cliché), ma lo Chardonnay come registro complesso, capace di profondità, tensione e lunghezza.
La filosofia della maison poggia sul rispetto dei terroir, i lieux-dits della Côte des Blancs, i loro gessi, le loro esposizioni, e su un lavoro in cantina che cerca di rivelare anziché correggere. Non uno champagne fabbricato: uno champagne coltivato.
Che cosa dice il «Rosé de Blancs» sullo champagne
Un rosé de Blancs è anzitutto una coraggiosa decisione tecnica. La maggior parte delle maison ottiene il colore rosa dei propri champagne tramite assemblaggio con vino rosso fermo, spesso pinot nero. La macerazione sulle bucce di Chardonnay è una via più delicata, più incerta, che dà risultati diversi: un colore più pallido, spesso salmone, e un profilo aromatico che attinge tanto alla frutta bianca quanto alla fragola o al lampone leggero.
Scegliere questo metodo per un Rosé de Blancs significa scommettere sulla sottigliezza in un mercato dello champagne rosato dominato da espressioni generose e colori vivaci. Gimonnet gioca l’intelligenza contro lo spettacolo, e vince.
L’abbinamento perfetto dell’estate
Il «Rosé de Blancs» di Pierre Gimonnet & Fils si presenta come uno champagne da gastronomia prima ancora che da terrazza. La sua struttura minerale, eredità diretta dei terroir gessosi di Cuis, gli consente di accompagnare piatti che altri rosati non saprebbero sostenere: una tartare di branzino, un’insalata di astice, verdure estive grigliate con un filo d’olio d’oliva. La leggerezza non è qui sinonimo di scialbezza.
Servito a 8-9 °C, questo champagne rivela una progressione aromatica rara: l’attacco fresco, quasi teso, si ammorbidisce con una nota di pesca bianca e fiori secchi, prima di un finale minerale che invita a riprendere un calice. L’estate, decisamente, si vive molto bene con un Blanc de Blancs rosato.
La maison che non ha bisogno di rumore
In un settore in cui la comunicazione è spesso più curata del vino stesso, Pierre Gimonnet & Fils rappresenta un modello controcorrente: una maison che confida nella qualità intrinseca delle proprie cuvée per farsi spazio. Il «Rosé de Blancs» è, in questo senso, una bella introduzione per chi ancora non conosce Gimonnet, e una conferma per chi lo annovera da tempo tra i propri riferimenti.

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