
Come secondo la migliore tradizione formale giapponese l’inaugurazione si è aperta con i discorsi beneauguranti delle massime rappresentanze delle relazioni commerciali franco-giapponesi e del Ministro plenipotenziario di stanza a Parigi. Applausi, inchini e soprattutto sorrisi hanno incorniciato questa prima parte, che si è quindi conclusa con l’antico ma immancabile rito della rottura dell’otre di sakè e grandi vassoi ricolmi di sushi.
I tessuti hanno tuttavia saputo attendere il loro turno, e non hanno certo deluso: lavorazioni artigianali di tradizione secolare – se non ormai millenaria -, associazioni di materiali inusuali per effetti di mano e aspetto sorprendenti. Tutti capolavori che richiedono una paziente elaborazione: per alcuni si arriva ad impiegare fino a due mesi per ottenere 45 metri. Grandi Maison di alta moda hanno già in passato avuto modo di collaborare con di queste aziende. Le quantità ridotte di materiale nonché la non industrializzazione della produzione costituiscono tuttavia un ostacolo all’impiego su scala più ampia, così come ne giustificano la non ammissione a Saloni del settore quali Première Vision.
Questi materiali restano pertanto una nicchia, un raro esempio di salvaguardia del sapere antico e un esempio soprattutto oggi che le tendenze portano ad una rivalutazione del know-how artigianale e tradizionale. Lavorazioni secolari come lo shibori (tie & dye) riescono a dar luogo a geometrie di incredibile dettaglio e modernità. Ricami, pieghettature, trame optical e paesaggi onirici: la decorazione non ha certo perso di importanza.

Un’esposizione affascinante, un’inattesa fonte di grande ispirazione nonché uno scorcio prezioso su altre culture e tradizioni.
Tango Silk Textiles, fino al 21 gennaio 2010
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