Diane Arrata, dalle cave di Puisaye alla tavola parigina

by Pascal Iakovou
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Nel diciottesimo arrondissement, una facciata giallo ocra ospita il laboratorio di Diane Arrata. Qui tornisce gres estratto a meno di 200 chilometri da Parigi e lo cuoce due volte, per ricavarne stoviglie destinate ai pasti di tutti i giorni.

Una facciata che si nota da lontano

Al numero 53 di rue Eugène Carrière, il giallo ocra della facciata risalta sul mattone e sulla pietra dell’edificio. Il nome del laboratorio sta in piccole lettere sottili. La vetrina lascia vedere scaffali, un mazzo di fiori secchi in un vaso, pezzi appoggiati lì. Viene voglia di spingere la porta ancora prima di sapere che cosa vi si trova.

Dal gres di Saint-Amand-en-Puisaye alla tavola

Tutti i pezzi di Diane Arrata sono in gres di Saint-Amand-en-Puisaye. Li modella al tornio, uno a uno, e nessuno ha un gemello. Tra questi, un piatto largo dal bordo rialzato il cui smalto lucido cattura la luce, bicchieri cilindrici senza manico, da abbinare a bacchette o a un cucchiaio di legno. Forme semplici, pensate per servire.

Dopo la tornitura viene l’essiccazione, che richiede pazienza. Primo passaggio in forno: 980 °C. Lo smalto viene poi applicato sull’argilla, e la seconda cottura sale a oltre 1200 °C. Almeno 220 gradi separano i due fuochi, ed è a questo calore che lo smalto si fonde sul gres. Il risultato è una stoviglieria grezza e finemente disegnata, che si serve tanto quanto si guarda.

Quattro rive e una grande tavolata

Prima della terra, Diane Arrata ha esplorato altri linguaggi artistici. Ha trovato nella ceramica quello che le si addiceva meglio. Le sue radici sono libanesi, greche, egiziane e corse: quattro rive di uno stesso mare. I paesaggi mediterranei, plasmati dal mare, dal vento e dal tempo, ritornano in forme morbide e in smalti che mantiene discreti. Ci sono anche i pasti della sua infanzia, grandi tavolate generose e solari in cui la condivisione teneva insieme la casa.

«La ceramica è per me un linguaggio al tempo stesso intimo e universale.» Immagina le sue creazioni come «compagne del quotidiano», che invitano «alla condivisione e al semplice piacere di ritrovarsi attorno a una tavola». La parola sembra modesta per un oggetto che ha attraversato due fuochi. Dice tuttavia l’uso: un piatto si passa, un bicchiere si prende con due mani.

Si viene qui per un piatto, un candeliere, una tazza di cui si saprà dire da dove viene l’argilla e quanti fuochi ha attraversato.

Diane Arrata Ceramics
53 rue Eugène Carrière, 75018 Parigi
dianearrata.com

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