Santa Teresa 1796: quando il rum venezuelano termina la sua maturazione in Irlanda

by PASCAL IAKOVOU
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Far viaggiare un rum venezuelano fino in Irlanda per il tempo di una finitura in botte: è la scommessa che Santa Teresa e Teeling Whiskey fanno insieme con la loro edizione limitata Santa Teresa 1796 Irish Whiskey Cask Finish. Una collaborazione che, in un settore in cui le partnership tra maison si moltiplicano, sceglie di puntare tanto sulla geografia quanto sulla tecnica per distinguersi.

Il rum di Solera venezuelano, elaborato secondo il metodo tradizionale che ha fatto la reputazione di Santa Teresa, emblema del rum del paese, è stato esaltato da una finitura di dieci mesi in antiche botti di Teeling Small Batch. Questa ulteriore tappa di maturazione permette al rum di sviluppare una tavolozza aromatica arricchita dall’impronta delle botti che hanno contenuto in precedenza il whiskey irlandese — un trasferimento di carattere che si gioca tanto nel legno quanto nel tempo.

Questa pratica del cask finish, che consiste nell’invecchiare uno spirito una seconda volta in una botte che ha già contenuto un altro alcolico, si è ampiamente diffusa nel whisky scozzese negli ultimi decenni, prima di raggiungere altre categorie di spiriti in cerca di nuove identità aromatiche. Applicarla a un rum di Solera, metodo a sua volta fondato su un assemblaggio di botti di età diverse, aggiunge uno strato ulteriore di complessità a un procedimento già costruito sulla paziente sovrapposizione delle annate.

Il risultato, presentato dalle due maison come un incontro più che come una semplice collaborazione di marketing, unisce il savoir-faire del Solera venezuelano alla competenza di Teeling nell’elaborazione del whiskey irlandese. Due tradizioni insulari e rurali, nate a migliaia di chilometri l’una dall’altra, che si ritrovano per il tempo di un affinamento.

Questo tipo di esercizio — far dialogare due spiriti attraverso il solo medium della botte — si è moltiplicato negli ultimi anni nel settore, ma raramente viene condotto con una distanza geografica e culturale così grande tra le due maison coinvolte. La scommessa presuppone che il legno irlandese sappia trasmettere al rum venezuelano qualcosa di diverso da un semplice profumo di torba o di cereale: una consistenza, una memoria del grano che ha preceduto.

Il nome stesso dell’edizione, Santa Teresa 1796, inscrive fin da subito questa collaborazione recente nel solco di una gamma storica della maison, piuttosto che nella sola logica di un’operazione di marketing episodica — un modo per ricordare che l’innovazione, in un rum così affermato, si costruisce sempre in dialogo con ciò che esisteva prima.

Resta, per gli appassionati, da assaggiare se questo incontro transatlantico mantiene le sue promesse — o se resterà, come spesso accade con queste edizioni limitate, un esercizio di stile più interessante da raccontare che da degustare due volte. Questo tipo di collaborazione, in ogni caso, ha il merito di portare ciascuna delle due maison fuori dal proprio territorio abituale: il rum si avventura su un terreno aromatico che non è naturalmente il suo, e il whiskey irlandese, attraverso le sue botti, viaggia fino al Venezuela senza mai lasciare l’Irlanda. Un modo, per due maison radicate in terroir molto diversi, di raccontarsi un tempo comune senza rinunciare a ciò che le distingue, e di offrire agli appassionati una porta d’ingresso inattesa verso due universi di spiriti che forse non avrebbero mai pensato di confrontare.

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