Da Diane von Furstenberg, Estée Lauder trucca il ritorno di una maison

by PASCAL IAKOVOU
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Per la prima sfilata di Diane von Furstenberg dal 2017, presentata alla New York Fashion Week Primavera/Estate 2027, Estée Lauder si è associata alla maison e alla make-up artist Emi Kaneko. Al di là della tecnica, cinque volti dietro le quinte raccontano una stessa idea: non esiste una sola donna DVF.

Una sfilata che segna un nuovo inizio

Lo show presentato per la stagione Primavera/Estate 2027 non è una sfilata come le altre per la maison Diane von Furstenberg: è la prima dal 2017 e segna l’esordio di Henry Zankov come direttore artistico. In questo contesto di rilancio, la scelta del trucco non ha nulla di accessorio. Estée Lauder, responsabile dei look beauty dietro le quinte, ha affidato la direzione artistica del make-up a Emi Kaneko, il cui approccio è consistito nel rifiutare l’idea di un volto unico per incarnare il marchio.

«Sono tutte donne favolose riunite nella stessa serata, riassume Emi Kaneko. Non esiste una sola donna DVF, né un solo volto DVF. La donna immaginata da Henry può essere glamour, eccentrica, sensuale, determinata, naturale o incredibilmente sofisticata. Ciò che le unisce è la fiducia in sé stesse e la presenza». Il trucco diventa così uno strumento di narrazione a pieno titolo, incaricato di presentare ogni personaggio anziché di levigare i volti verso un’estetica comune.

Cinque volti, cinque racconti

Il cast di look illustra questa diversità rivendicata. Il primo, battezzato Angelica, punta su uno smoky eye blu glossy dai riflessi cobalto e navy, abbinato a guance rosa terracotta scaldate da un tocco di luce e a una bocca marrone bordeaux leggermente sfumata: un’allure che sembra arrivare direttamente da una serata, senza mai apparire rigida. All’opposto, il look Diane evoca una pelle abbronzata e guance naturalmente rosate dopo una vacanza estiva, sostenute da uno sguardo morbido sfumato di rosa e beige e da una bocca fresca e glossy: la versione più solare del cast.

Il terzo volto, Mina, gioca la carta di un incarnato opaco vellutato che lascia intravedere le lentiggini e la texture naturale della pelle, esaltato da uno sguardo bruno-prugna intenso e da una bocca valorizzata da un gloss color sciroppo d’acero. Segue Virna, la proposta più fredda e sofisticata del gruppo: incarnato opaco senza luminosità marcata, sguardo talpa-grigio sfumato con misura, bocca nude rosa-malva dal finish satinato, senza bronzer né contouring. Infine, il look Farida chiude la serie con un gesto quasi opposto: pelle nuda senza fondotinta, ciglia semplicemente incurvate senza mascara, guance prive di qualsiasi blush, per una bocca pienamente colorata e lucida che concentra, da sola, tutta l’intensità del volto.

Il trucco come messa in scena della fiducia

Nel corso di queste cinque proposte emerge un obiettivo comune: dare a ogni donna un’allure e una personalità decise, senza mai cercare di cancellarne l’individualità a favore di un’unica firma estetica. È un modo, per Estée Lauder, di accompagnare il rilancio di una maison puntando non sull’uniformità di uno stile di bellezza, ma sulla sua capacità di far coesistere più incarnazioni di una stessa energia.

Che cosa dice un trucco di un nuovo capitolo

Resta il fatto che questa scelta di molteplicità dice forse più sull’intenzione di Henry Zankov di qualsiasi commento di stile: riprendere in mano una maison assopita da quasi un decennio rifiutando, fin dall’inizio, di ridurla a un’unica silhouette. Il trucco, qui, non accompagna l’abito: annuncia, in filigrana, il modo in cui la maison intende raccontarsi di nuovo.

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