Superfakes: anche gli esperti hanno dubbi di fronte ai falsi orologi di lusso

by PASCAL IAKOVOU
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Il mercato dell’orologio di lusso di seconda mano vive una contraddizione scomoda: i suoi professionisti affermano quasi all’unanimità di avere fiducia nei propri sistemi di autenticazione, ma quasi uno su cinque ammette di non essere in grado di riconoscere una contraffazione di alta qualità. È quanto emerge da uno studio internazionale condotto dal Watch Register, la più grande banca dati mondiale di orologi rubati, smarriti e contraffatti.

Il paradosso si annida in due cifre che, messe una accanto all’altra, raccontano un’inquietudine che l’industria orologiera preferisce di solito tacere. Da un lato, la totalità dei rivenditori di orologi di lusso di seconda mano interpellati nell’ambito di questo studio internazionale, condotto negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in Medio Oriente, si dichiara molto fiduciosa (44%) o abbastanza fiduciosa (56%) nei propri attuali sistemi di autenticazione. Dall’altro, quasi uno su cinque (19%) riconosce che non sarebbe semplicemente in grado di individuare una contraffazione di fascia alta, e un ulteriore 15% ammette di riuscirci solo a intermittenza. In altre parole, la fiducia dichiarata nei processi non coincide con la fiducia reale nel giudizio individuale.

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Questo scarto acquista pieno significato alla luce del fenomeno che lo studio chiama superfakes: contraffazioni il cui livello di finitura ha ormai raggiunto una soglia che mette in difficoltà persino i professionisti più esperti del mercato secondario. Non si tratta più delle copie grossolane di un’epoca passata, ma di oggetti in grado di ingannare un occhio esperto durante un esame standard, un’evoluzione che sposta il problema della contraffazione da una questione di tutela del marchio a una questione di fiducia strutturale per l’intero mercato dell’usato.

Le conseguenze finanziarie di questa sfocatura sono già tangibili. Un terzo dei rivenditori interpellati (33%) dichiara di aver subito una perdita finanziaria legata a una transazione che coinvolgeva un orologio contraffatto negli ultimi tre anni. E quando l’incidente si verifica, non è quasi mai isolato: il 69% dei professionisti interessati riferisce di aver subito perdite in quattro o più occasioni. La perdita cumulata media ammonta a circa 13.000 dollari, cifra che supera i 20.000 dollari per il 12% degli intervistati: somme che, alla scala di un’attività specializzata, pesano direttamente sulla redditività.

Solo il 3% dei rivenditori interpellati non considera gli orologi rubati o le contraffazioni di alta qualità un rischio per il mercato secondario: un dato che, per il suo isolamento statistico, conferma a contrario quanto la preoccupazione sia ormai condivisa dalla quasi totalità della professione. Questo consenso sulla diagnosi, in contrasto con la disparità delle reali capacità di individuazione, descrive un’industria consapevole del problema ma ancora in modo disomogeneo attrezzata per rispondervi.

Per il mercato dell’orologio di lusso di seconda mano, dove l’autenticità è il valore fondante di ogni transazione, questo studio pone una domanda che le cifre da sole non risolvono: quante transazioni non rilevate, oggi ritenute affidabili, andranno un giorno a unirsi discretamente alle statistiche di domani?

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