Dodici comandanti dell’esercito di Edo, riconoscibili dai loro elmi e blasoni, vengono incisi al polso in un calibro certificato dal Poinçon de Genève. L’Excalibur The Kabuto Legacy traduce una grammatica araldica giapponese nel vocabolario dei Métiers d’Art ginevrini.
Un castello, dodici blasoni
Il Giappone del XVII secolo organizzò il proprio potere militare attorno al castello di Edo e alla figura del comandante samurai, identificabile da due attributi: il kabuto, elmo cerimoniale e da combattimento, e il kamon, blasone familiare inciso o dipinto sull’armatura. Dodici di questi comandanti leggendari formano il corpus a cui Roger Dubuis attinge per il suo Excalibur The Kabuto Legacy. La Manifattura non si limita a illustrare una scena: traspone un sistema di segni — un blasone, un’identità, una gerarchia — nel linguaggio dei Métiers d’Art orologieri, dove incisione, intarsio e smaltatura servono tradizionalmente a rappresentare motivi araldici europei o naturalistici.
Il movimento come firma
Al centro dell’orologio, il calibro automatico RD821 reca la certificazione del Poinçon de Genève, riferimento di qualità che impone criteri precisi di finitura e funzionamento ai movimenti prodotti nel cantone. Questa certificazione inserisce l’Excalibur The Kabuto Legacy in una continuità profondamente ginevrina: quella di una Manifattura che associa rigore meccanico locale e motivo culturale importato, senza che l’uno prevalga sull’altro. Il movimento resta il fondamento tecnico su cui poggia l’esercizio decorativo; senza di esso, il blasone non sarebbe che un’immagine.
Una lama occidentale per una guardia orientale
Il nome stesso della collezione, Excalibur, prende dalla leggenda arturiana il vocabolario di una lama eroica occidentale. Associare questo nome a figure di comandanti samurai fa coesistere, sullo stesso quadrante, due immaginari guerrieri distinti: la leggenda europea di re Artù e la storia documentata del Giappone di Edo. La Manifattura assume questa distanza culturale senza commentarla, lasciando che il calibro RD821 e la sua certificazione colleghino i due universi.
Due grammatiche del blasone
L’accostamento tra il kamon giapponese e il blasone araldico europeo non è casuale. I due sistemi svolgono la stessa funzione — segnalare un’appartenenza, una discendenza, una fedeltà — attraverso un vocabolario grafico codificato di colori, forme e simboli animali o vegetali. Trasponendo il kamon nel mestiere d’arte orologiero, Roger Dubuis mette a confronto due tradizioni di rappresentazione del potere attraverso l’emblema, una forgiata nelle corti europee, l’altra nei castelli di Edo. L’esercizio richiede una padronanza fine delle due grammatiche per evitare il controsenso ornamentale.
Ciò che il kabuto dice dell’orologeria
La scelta dell’elmo samurai come motivo centrale sposta il fuoco abituale dei Métiers d’Art, più spesso dedicati a figure mitologiche occidentali o a scene animali. Scegliendo un oggetto militare preciso, datato e legato a figure storiche identificabili, la Maison si avventura su un terreno che lascia poco spazio all’approssimazione decorativa: ogni kabuto raffigurato rinvia a un comandante reale, ogni kamon a una precisa stirpe. È un esercizio di fedeltà quanto di ornamento, che iscrive il pezzo in una tradizione di incursioni ginevrine oltre i propri riferimenti decorativi; resta da vedere se i dodici comandanti avranno un seguito.


































Cette publication est également disponible en :
