Manolo Blahnik e l’arte di camminare: Parigi come mappa personale

by PASCAL IAKOVOU
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Esiste un modo di visitare Parigi che non ha nulla a che fare con le guide turistiche. È quello di chi ha vissuto la città dall’interno, sa quale passaggio del Palais-Royal profuma di più di gelsomino a giugno e vicino a quale vetrina delle Tuileries la luce cade come in nessun altro luogo. È esattamente ciò che Manolo Blahnik propone con «Manolo’s Maps»: non una mappa, ma una memoria condivisa.

La passeggiata come protocollo

Il 29 giugno 2026, Manolo Blahnik non ha organizzato un evento di lancio. Ha organizzato una passeggiata. La distinzione è sostanziale. Dalla boutique del Palais-Royal, a pochi passi dal negozio di antiquariato dove un tempo lavorava, gli ospiti hanno seguito un percorso delicato: una sosta da Officine Universelle Buly per ricevere un pettine personalizzato con le iniziali della maison, una passeggiata davanti al Louvre e al giardino delle Tuileries, una pausa macarons da Angelina e infine una cena intima al Grand Café.

Tutte queste tappe avevano una cosa in comune: appartengono alla geografia personale di Manolo Blahnik. Non indirizzi da spuntare, ma luoghi che hanno nutrito il suo occhio, la sua mano e le sue creazioni. Le ospiti, tra cui Zita d’Hauteville, Suzi de Givenchy, Mara Lafontan, India Weber e Hila Meir, indossavano tutte le scarpe della Streetstyle Edit, collezione pensata per essere portata camminando. Letteralmente: camminare sulle orme di Manolo.

«Manolo’s Maps»: il prodotto che cancella la propria vocazione commerciale

Il principio è semplice: quattro mappe per quattro città, Londra, New York, Parigi e Milano. Ognuna raccoglie gli indirizzi preferiti del designer, suddivisi in quattro categorie: soggiornare, mangiare, camminare, comprare. A sorprendere è che queste mappe non siano strumenti pubblicitari mascherati. Dicono qualcosa di vero su un uomo che ha passato la vita a guardare le città, ad assorbirne eleganza e contraddizioni per restituirle nella curva di un tacco.

La mappa di Parigi, in particolare, racconta una biografia quanto un itinerario. Il Palais-Royal vi occupa un posto centrale: è lì che ha aperto la boutique, non lontano dalla galleria d’arte dove lavorava al suo arrivo a Parigi. La bellezza geometrica del Louvre, la serenità delle Tuileries: luoghi che nutrono il suo immaginario da decenni e che si ritrovano disegnati su un foglio da infilare in borsa.

Ciò che la mappa non dice

La bellezza di «Manolo’s Maps» sta in ciò che tacciono. Non sono enciclopediche. Non coprono tutta Parigi. Coprono la Parigi di Manolo Blahnik: parziale, soggettiva, carica di ricordi. Ed è proprio questo a renderle preziose.

Ad accompagnare le mappe, una capsule di scarpe da uomo e da donna, la Streetstyle Edit, pensata per attraversare il mondo, preferibilmente a piedi. L’idea resta coerente: la scarpa Manolo Blahnik non è un oggetto da esibire. È fatta per essere indossata, consumata, portata da qualche parte. Questa insistenza sul movimento e sul vagare scelto è forse la cosa più sincera che il designer abbia mai prodotto. Meno una collezione che un invito.

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