Prima di Kyoto, prima di Nara: il Giappone ritrova il suo primo volto ad Asuka

by PASCAL IAKOVOU
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Il 26 luglio 2026 l’UNESCO ha iscritto le antiche capitali di Asuka e Fujiwara nel patrimonio mondiale. Dietro il riconoscimento archeologico si pone al viaggiatore una domanda più intima: e se il Giappone più vero non fosse né Kyoto né Tokyo, ma questo villaggio di risaie dove tutto è cominciato?

Il Giappone prima del Giappone

Molto prima che Kyoto diventasse sede della corte imperiale, molto prima ancora di Nara, è ad Asuka che si è giocato l’atto di nascita politico e religioso del paese. Tra il 588 e il 710, nell’arco di due capitali successive, Asuka e poi Fujiwara, il buddismo mise radici nell’arcipelago, prese forma un’amministrazione centralizzata e furono poste le fondamenta dello Stato giapponese. Il sito riconosciuto dall’UNESCO riunisce diciannove elementi costitutivi: resti di palazzi, uffici governativi, templi buddisti e tumuli, che documentano insieme questo passaggio fondativo.

Tra questi, il tempio Asuka-dera, primo edificio buddista costruito in Giappone, segna l’ingresso di una religione venuta dal continente nel tessuto politico dell’arcipelago. Il tumulo di Ishibutai, imponente tomba megalitica a forma di buco della serratura, illustra a sua volta le pratiche funerarie di un’aristocrazia nascente. Questi resti, oggi accessibili a piedi o in bicicletta, consentono una cosa rara: camminare letteralmente sulle orme dei primi governanti e artigiani del Giappone, in un paesaggio rurale rimasto quasi intatto da tredici secoli.

Un villaggio vivo, non un museo

È qui che l’iscrizione UNESCO cambia le cose per i viaggiatori. Asuka non è mai stato un sito congelato sotto una teca: è un villaggio in cui le risaie affiancano i resti, in cui caffè a gestione familiare aprono ai piedi dei tumuli, in cui l’agricoltura continua a scandire il paesaggio. L’attenzione internazionale rivolta al sito si accompagna a un movimento discreto ma reale verso l’ospitalità di lungo soggiorno, finora rara in una regione pensata per l’escursione giornaliera più che per la tappa.

Il BRANCHERA Ishibutai Terrace, aperto nel luglio 2025 a ridosso del celebre tumulo, e la BRANCHERA Villa Asuka, residenza tradizionale giapponese restaurata, offrono già questa possibilità di rallentare. Un terzo segnale, ancora più strutturante, si profila all’orizzonte del 2027: l’arrivo annunciato di un HOSHINOYA Asuka, che confermerebbe l’ambizione di fare del villaggio una destinazione a pieno titolo e non una semplice parentesi sulla strada per Nara.

La penisola di Kii, ovvero il pellegrinaggio senza fine

L’iscrizione di Asuka agisce anche come un faro su un’intera regione: la penisola di Kii, a cavallo tra le prefetture di Nara, Wakayama e Mie, a lungo eclissata da destinazioni più celebri. Vi si trovano Yoshino e le sue montagne sacre, dove i pellegrini convergono da secoli sotto i ciliegi in fiore; il monte Koya, dove è possibile dormire in un tempio buddista, assistere alle preghiere dell’alba e assaggiare la cucina vegetariana dei monaci, lo shōjin ryōri; i sentieri forestali del Kumano Kodo, riconosciuti dall’UNESCO, dove ogni passo raggiunge quello dei pellegrini che percorrono questi cammini da oltre mille anni; e il santuario di Ise Jingu, il più sacro dello shintoismo giapponese, i cui edifici principali vengono ricostruiti identici ogni vent’anni durante il rito dello Shikinen Sengu.

«L’iscrizione delle antiche capitali di Asuka e Fujiwara segna un nuovo importante capitolo per la penisola di Kii», riassume Hiroyasu Takeda, vicepresidente dell’Ente per il turismo della penisola di Kii. «Invita anche i viaggiatori a proseguire il loro viaggio attraverso alcuni dei paesaggi culturali e spirituali più significativi del paese». Un viaggio che, da Yoshino al Kumano Kodo, premia meno la velocità che la disponibilità a fermarsi.

Un invito a rallentare

Resta una domanda che l’iscrizione UNESCO pone senza risolverla: Asuka saprà restare il villaggio di risaie e templi di campagna che oggi fa tutto il suo fascino, o seguirà la traiettoria dei siti che, una volta riconosciuti, cambiano scala loro malgrado? Per ora è ancora un luogo dove si cammina più di quanto si visiti, e dove il Giappone si racconta all’altezza di una risaia più che di un monumento.

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