Carolina Herrera festeggia i 45 anni con Warhol, il New Yorker e Taffin

by PASCAL IAKOVOU
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Per i suoi 45 anni, la maison Carolina Herrera avrebbe potuto accontentarsi di una sfilata retrospettiva. Ha preferito affidare al suo direttore creativo Wes Gordon il compito di raccontare questa storia al presente, attraverso una collezione Primavera 2027 intessuta di tre collaborazioni che dicono ciascuna qualcosa del suo radicamento newyorkese.

Presentata al David H. Koch Theater del Lincoln Center, la collezione parte dal mondo che Carolina Herrera ha costruito a New York a partire dal 1981 e dalle donne che ne facevano parte: C.Z. Guest, Diana Vreeland, Lee Radziwill. «Quarantacinque anni significano un’eredità straordinaria con cui lavorare», spiega Wes Gordon, che dice di aver voluto chiedersi come appaia oggi questa collezione di «Swans» reincarnate nella New York contemporanea, tra spostamenti di lavoro e uscite serali.

Sul piano dei materiali, la collezione assume questo grande scarto tra giorno e sera. Giacche allungate e gonne svasate a linea A strutturano la silhouette, mentre tweed, popeline di cotone, gabardine e denim ancorano il guardaroba diurno. Chiffon, organza, pizzo metallico e gazar portano invece la leggerezza necessaria alla sera. Pizzo intarsiato, lurex argentato, ricami e ruches scultoree composte da centinaia di strisce di organza tagliate con precisione richiamano, in una forma nuova, i codici storici della maison, in particolare il motivo floreale Pom Pom declinato su fondo nero e il suo pois distintivo.

Ma l’essenziale di questo anniversario si gioca altrove, in tre collaborazioni che legano ciascuna la collezione a un capitolo preciso della storia della maison a New York. La prima associa Carolina Herrera alla Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, che autorizza per la prima volta l’uso del ritratto che Warhol fece di Mrs Herrera, ottenuto in cambio di una borsa Van Cleef & Arpels regalata dal marito. L’immagine orna ora un mini-abito ricamato e la borsa Jacqueline. La seconda riallaccia il legame con The New Yorker: un abito ricamato a mano ricrea la copertina della rivista uscita il 27 aprile 1981, giorno della primissima sfilata della maison al Metropolitan Club, trasformando un’immagine del passato newyorkese in un pezzo d’atelier contemporaneo. La terza, infine, riunisce Herrera e la maison di gioielleria Taffin, fondata da James de Givenchy, attraverso una capsule creata per la sfilata che ravviva un indirizzo condiviso dalle due maison al 954 di Madison Avenue.

Per mettere in scena questo insieme, lo studio Bureau Betak ha trasformato il teatro in una visione primaverile di Park Avenue, riempita di quasi 30 000 tulipani gialli, poi donati e trasformati in pacciame per i parchi di New York. Un gesto che chiude il cerchio di una collezione pensata meno come omaggio nostalgico che come un modo per continuare a scrivere, al presente, la storia di una maison intimamente legata alla sua città.

Resta da vedere quale di queste tre collaborazioni culturali segnerà più durevolmente l’immagine della maison, al di là del tempo di una sfilata anniversario.

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