Pucci porta il Palio di Siena nella notte parigina

by PASCAL IAKOVOU
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Per l’autunno-inverno 2026, Camille Miceli immagina per Pucci una collezione abitata dalle rivalità secolari delle contrade senesi, messa in scena nella vernice notturna di un club parigino.

C’è qualcosa di ossimorico in questa nuova collezione di Pucci. Da un lato, l’eco di una tradizione italiana vecchia di più secoli, radicata nella terra e nella pietra di Siena. Dall’altro, l’atmosfera ovattata ed elettrica di un locale notturno parigino, universo di vetro, fumo e sguardi che si incrociano. Camille Miceli, direttrice artistica della maison, ha scelto di intitolare con sobrietà « Il Palio » la sua collezione autunno-inverno 2026, in riferimento diretto alla celebre corsa di cavalli che, a Siena, fin dal Medioevo contrappone le une alle altre le contrade, i quartieri storici della città.

Ciascuna di queste contrade rivendica un territorio, uno stemma e una memoria tramandata di generazione in generazione, attraverso emblemi animali che danno il nome ai quartieri. Il giorno della corsa, quei colori diventano un linguaggio a sé, quasi marziale, in cui l’appartenenza si legge prima ancora che sia dato il via. È questa economia del segno — il colore come dichiarazione, il motivo come fedeltà — che Camille Miceli trasferisce nel guardaroba Pucci, attraverso stampe attraversate da figure animali e tinte profonde, quasi sature, che attingono meno al folklore turistico che al fervore tribale della festa senese.

Perché Pucci non è mai stata estranea a quell’Italia. La maison, fondata nel dopoguerra da Emilio Pucci, si è costruita essa stessa su un altro modo di far dialogare motivo e identità: le stampe caleidoscopiche del marchese fiorentino raccontavano già, a modo loro, un’appartenenza — quella di un’aristocrazia italiana che reinventava i propri codici per il dopoguerra. Scegliendo Siena e le sue contrade come punto di partenza, Camille Miceli non evoca un folklore estraneo alla maison: riattiva una parte della sua memoria italiana, quella di una provincia tribale e fiera che Pucci ha sempre guardato con particolare tenerezza, a metà strada fra l’archivio di famiglia e il motivo di moda.

Ma la collezione non si ferma alle porte della Toscana. La campagna che l’accompagna, firmata dalla fotografa Carlijn Jacobs, trasporta questo immaginario di rivalità e appartenenza in uno scenario del tutto diverso: quello di un club parigino nella sua età dell’oro, universo ovattato in cui la seduzione si gioca a piccoli tocchi e sguardi di sbieco. La modella Grace Elisabeth vi incarna una figura di festaiola, che attraversa le scene con una libertà e una sensualità dichiarate, come se i colori tribali di Siena si fossero trasformati, per il tempo di una notte, in armatura di seduzione anziché in bandiera di quartiere.

La scelta di una notte parigina come teatro di questa collezione non è affatto casuale: è anche lì, nei circoli equivoci della Parigi notturna dei decenni passati, che una certa idea di eleganza italiana in esilio ha a lungo trovato rifugio e palcoscenico. Fotografando Grace Elisabeth in questo scenario anziché sulle tribune del Campo, Camille Miceli sposta il folklore senese lontano da ogni cartolina: ne conserva l’intensità e l’istinto di clan, ma li fa correre sotto le luci artificiali di una città che non è la loro, come un rito che avesse cambiato continente senza perdere la propria febbre.

Tra Piazza del Campo, dove ci si accalca due volte l’anno per vedere galoppare i cavalli delle contrade, e la pista da ballo di un club parigino immaginato per l’occasione, la distanza sembra immensa. Forse non lo è poi tanto: in entrambi gli scenari si tratta prima di tutto di vestirsi per appartenere, di portare un colore come si innalza una bandiera e di trasformare l’abito in promessa di fedeltà — a un quartiere, a una notte o semplicemente a se stessi.

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