A Venezia, IWC trasforma la sua tecnologia della ceramica in oggetto d’arte

by PASCAL IAKOVOU
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Ci sono collaborazioni che rientrano nel colpo di marketing e altre che somigliano di più a un dialogo tecnico. Quella che IWC Schaffhausen stringe con il ceramista svizzero Laurin Schaub per l’edizione 2026 della Biennale Homo Faber, a Venezia, appartiene chiaramente alla seconda categoria.

La manifattura svizzera torna nello scrigno della Fondazione Giorgio Cini per questa quarta edizione della biennale, organizzata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship e collocata sotto il tema «Un’isola di luce», ideato dalla direttrice artistica Es Devlin. IWC vi presenta tre lune di porcellana: i moon jar, vasi sferici nati sotto la dinastia coreana Joseon nel XVIII secolo e riconoscibili per la forma perfettamente rotonda e la smaltatura di un bianco lattiginoso.

Per questa collaborazione, Laurin Schaub, uno dei ceramisti svizzeri più riconosciuti della sua generazione, ha sviluppato una smaltatura luminosa inedita che integra pigmenti Super-LumiNova, ispirandosi direttamente alla tecnologia Ceralume, di proprietà di IWC, una ceramica luminescente sviluppata internamente dalla manifattura. Due delle tre lune saranno esposte nella Piscina Gandini, un’antica piscina coperta del 1961, dove, riflesse nell’acqua immobile, comporranno l’illusione di una luna piena e intera. Il terzo pezzo raggiungerà la boutique IWC di Venezia, aperta di recente.

Per modellare le sue lune, Laurin Schaub ha fatto ricorso al nerikomi, una tecnica giapponese di sovrapposizione accurata di argille di colori diversi, lavorate a mano fino a formare un’unica sfoglia, poi pressata in uno stampo sferico e cotta in forno. All’esterno dei vasi, l’artista si è ispirato alla superficie della luna costellata di crateri, prima di applicarvi la sua smaltatura luminescente: una composizione che ha dovuto essere calibrata attraverso innumerevoli prove, variando le proporzioni dei pigmenti e le temperature di cottura. Al buio, la smaltatura rivela su ogni vaso un’iscrizione nascosta: «Lux Perpetua», riferimento diretto all’eredità dei calendari perpetui di IWC oltre che alla sua tecnologia Ceralume.

La scelta della luna non ha nulla di arbitrario per la maison di Sciaffusa. Gli indicatori delle fasi lunari figurano nel catalogo IWC da oltre quarant’anni, in particolare come indicazione chiave dei suoi calendari perpetui, la cui precisione non ha smesso di essere affinata nel corso delle generazioni, fino a un record detenuto dal Portugieser Eternal Calendar, il cui indicatore delle fasi lunari accusa soltanto un giorno di scarto ogni 45 milioni di anni. La tecnologia Ceralume, da parte sua, costituisce uno degli sviluppi di materiali più recenti della manifattura, nata da un processo di macinazione a sfere che consente di ottenere una miscela omogenea di polveri ceramiche e pigmenti Super-LumiNova, che assorbono la luce per restituirla poi nell’oscurità. Questa stessa ceramica compone la cassa del Big Pilot’s Watch Perpetual Calendar Ceralume, limitato a 250 esemplari e presentato a Watches and Wonders Ginevra lo scorso aprile, oggi esposto nella boutique veneziana di IWC accanto a una delle lune di Laurin Schaub.

Scegliendo di tradurre un’innovazione materiale complessa in un oggetto artigianale contemplativo, IWC illustra una tendenza di fondo dell’orologeria contemporanea: far dialogare laboratorio e atelier, ingegneria e gesto manuale, per raccontare una stessa storia di precisione in due forme distinte.

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