Opera Gallery Paris racconta l’amicizia prima delle carriere di Warhol, Basquiat e Haring

by PASCAL IAKOVOU
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Dal 16 ottobre al 19 novembre 2026, Opera Gallery Paris non presenta tre retrospettive giustapposte, ma una storia di amicizia: quella che ha unito Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Keith Haring nella New York di fine anni Settanta e degli anni Ottanta.

Ci sono pochi incontri, nella storia dell’arte di fine Novecento, tanto determinanti quanto quello di Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Andy Warhol. Tutto, in apparenza, li distingueva: la generazione, il percorso, il linguaggio visivo. Ma una stessa città, una stessa epoca e una convinzione condivisa li avvicinavano: l’arte poteva iscriversi pienamente nel presente senza perdere nulla della propria forza. È questa prossimità, più intima che stilistica, che Opera Gallery Paris sceglie di mettere in scena con Warhol, Basquiat, Haring. Un’amicizia artistica, dal 16 ottobre al 19 novembre 2026, con apertura al pubblico il 19 ottobre dalle 18, in occasione di un evento organizzato dal comitato Matignon Saint-Honoré.

La mostra riunisce un’importante selezione di dipinti e opere su carta realizzati nell’arco di un decennio, dal 1979 al 1989: esattamente il periodo in cui i tre artisti si sono frequentati, influenzati e talvolta sfidati. Tre opere maggiori strutturano il percorso. Di Warhol, Multicolored Retrospective, dalla serie Reversal (1979), che riunisce tre soggetti emblematici dell’artista—la Gioconda, Marilyn Monroe e la lattina di zuppa Campbell’s—incarnando da sola i suoi principi di ripetizione e appropriazione. Di Basquiat, Batman (1983), un’opera su carta che illustra l’immediatezza cruda e l’energia proprie del suo linguaggio visivo. Infine di Haring, TV Dog (1982), anch’essa su carta, che traduce il suo vocabolario grafico immediatamente riconoscibile in una riflessione al tempo stesso ludica e incisiva sui mass media e la vita contemporanea.

La scelta curatoriale merita di essere sottolineata: invece di raccontare tre percorsi individuali riuniti per l’occasione, come fa la maggior parte delle mostre collettive, Opera Gallery propone di guardare diversamente una storia che si crede di conoscere. Non quella di tre carriere parallele, ma quella di una costellazione fondata sull’amicizia, l’ammirazione reciproca e la circolazione delle idee tra i tre artisti. Questo spostamento del fuoco cambia la natura stessa di ciò che è esposto: le opere non sono più soltanto tappe di carriera, ma le tracce visibili di un dialogo continuo.

Questo approccio è sostenuto da una scelta iconografica rivelatrice: la fotografia di Roxanne Lowit del 1985, che ritrae insieme i tre uomini. Più di qualunque testo di sala, l’immagine condensa l’argomento della mostra: questi tre artisti non hanno solo condiviso una scena artistica, hanno condiviso una vita sociale, serate, una complicità che ha nutrito il loro lavoro rispettivo tanto quanto le loro influenze stilistiche incrociate.

Concentrando il discorso sull’amicizia anziché sulla sola filiazione stilistica, Opera Gallery Paris scommette di fare di questa mostra un evento capace di parlare tanto agli amatori di storia dell’arte quanto a un pubblico più ampio, sensibile a un’idea semplice ma raramente posta in primo piano: le più grandi rotture artistiche nascono talvolta meno da una teoria che da un’amicizia che continua, ancora oggi, a modellare il nostro modo di guardare l’arte e le immagini.

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