Vent’anni fa, se ordinavate un whisky giapponese in un bar parigino, ricevevate nel migliore dei casi uno sguardo perplesso, nel peggiore un’alzata di spalle. Oggi Hibiki e Yamazaki figurano nelle migliori carte, a prezzi che rivaleggiano con i single malt scozzesi più quotati. La tequila sta vivendo la stessa rivoluzione, e due maison messicane incarnano in particolare questo cambiamento.
Código 1530 e Altos arrivano in Francia con storie distinte e posizionamenti diversi, ma una stessa ambizione: liberare la tequila dalla sua immagine di shot delle sei di sera per restituirle la dignità che le appartiene da secoli. Con metodi sui quali vale la pena soffermarsi.
Código 1530: Napa Valley fa tappa in Jalisco
Il nome dice già qualcosa. 1530: l’anno in cui i primi agavi blu sarebbero stati coltivati nella regione di Los Bajos, nel cuore del Jalisco messicano. È lì che Alfredo Voices, proprietario vitivinicolo e appassionato di distillati, ha deciso di far incontrare due mondi: le tecniche messicane ancestrali e il sapere delle grandi botti della Napa Valley.
Il risultato dà due espressioni notevoli. Il Reposado (62 euro) invecchia sei mesi in ex botti di vino rosso francese. Il passaggio in legno porta una rotondità, una freschezza e un’eleganza inattese in una tequila di questa fascia. Siamo lontani dal frutto aggressivo che gli amatori occasionali associano ancora al distillato messicano: qui c’è struttura, sfumatura e invito alla degustazione.
L’Añejo (145,50 euro) va oltre. Le sue note di agave tostata, vaniglia e tabacco biondo rivelano un affinamento controllato, una complessità che non ha nulla da invidiare ai migliori distillati europei invecchiati. A questo prezzo è un prodotto da intenditori, ed è proprio ciò che Código 1530 intende essere.

















Altos: la via del bartender



Altos racconta un’altra storia, non meno bella, ma differente. Olmeca Altos Plata (26,50 euro) nasce dal dialogo fra Pernod Ricard e i migliori bartender del mondo. L’idea: creare una craft tequila al 100% di agave blu, pensata per il cocktail ma capace di reggere anche la degustazione liscia.
Ciò che distingue Altos è il metodo. L’agave blu viene raccolta a mano, cotta per tre giorni in forni di mattoni, poi estratta con la Tahona, una macina di pietra vulcanica vecchia di cinque secoli. Questo procedimento artigianale, che preserva le fibre dell’agave durante la fermentazione, restituisce un profilo aromatico lontano dalle tequila di produzione industriale: più morbido, più floreale, più complesso.
Il cocktail signature proposto con la gamma, una Paloma rivisitata, illustra bene l’ambizione di Altos: conciliare l’eccellenza artigianale con il piacere immediato. Non una tequila da vetrina, ma una tequila da terrazza, d’estate, di conversazione.
La rivoluzione silenziosa delle agavi
Ciò che i comunicati stampa non dicono è che questa crescita di gamma della tequila si inserisce in un movimento di fondo. I giovani consumatori europei di distillati, cresciuti con gin artigianali e rum agricoli, cercano oggi storia, terroir e processo nel bicchiere. E la tequila, con i suoi ottocento anni di coltivazione dell’agave, la sua Denominación de Origen e le sue denominazioni rigorose, ha tutto per rispondere a questa domanda.
Código 1530 e Altos arrivano al momento giusto. Uno per gli amatori che vogliono sedersi con un bicchiere e pensarci; l’altro per chi vuole che il bartender ci abbia pensato al suo posto. Due filosofie, un territorio: quello di un distillato messicano che non ha più bisogno di scuse per essere servito alle migliori tavole.
Quest’estate, se vi propongono un Código 1530 Reposado all’ora di cena, dite sì. E se è una Paloma Altos su una terrazza di fine pomeriggio, dite sì anche a quella. Sono due modi diversi di stare bene, e due modi molto messicani di dimenticare che l’estate finirà.
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