A due anni dal lancio, la collezione di gioielleria Le Damier si estende di otto pezzi. Sulla tela, il motivo del 1888 resta piatto. Su un bracciale, la griglia deve seguire il polso.
Sulla tela, il Damier è una superficie: i quadrati sono stampati, nulla si muove. In gioielleria, Louis Vuitton lo affida a diamanti rotondi, ciascuno incastonato a mano con quattro griffe in un quadrato leggermente obliquo, con una linea centrale geometrica per mantenere la simmetria. Il motivo si regge su questo scarto tra il cerchio della pietra e il quadrato dell’alveolo: è l’oro a tracciare il reticolo.
Le otto novità si ripartiscono così. Per l’orecchio, tre creole in oro giallo, bianco o rosa, incastonate con 96 diamanti (1,34 carati, secondo la Maison), e due earcuff in versione singola o doppia. Per il collo, una collana con ciondolo scorrevole, regolabile a qualsiasi lunghezza, che la Maison propone di indossare anche come una cravatta bolo. Per il polso, un bracciale a catena in oro giallo con ciondolo scorrevole, e un bracciale a due file largo 9 mm, incastonato con 120 diamanti per 2,8 carati. La collezione conta ora più di 30 pezzi.
Il bracciale è il pezzo che pone un vero problema di mestiere. Una griglia di pietre rigide deve piegarsi a un polso, e ogni articolazione è una possibile interruzione del disegno. Secondo la Maison, da 50 a 70 maglie, a seconda della larghezza e della misura, sono assemblate a mano, con uno spazio quasi invisibile lasciato tra l’una e l’altra, come su un cinturino d’orologio. La lucidatura, anch’essa manuale, conferisce una finitura a specchio. In questo spazio si può leggere la condizione di leggibilità del motivo: se si vede, il Damier si rompe.
Il criterio di giudizio è dunque semplice. La griglia deve restare una griglia quando il gioiello si muove. Lo si verifica al polso, in movimento, e non si può stabilire su un’immagine da studio in cui i pezzi sono immobili. Le creole e gli earcuff, più rigidi, pongono la questione in altro modo: il reticolo vi si legge su una curva fissa.
Ciò che questi otto pezzi aggiungono alla collezione è uno spostamento del Damier, dalla superficie all’articolazione. Il loro successo si misurerà su ciò che non si vede: lo spazio tra due maglie.

























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