Ci è voluta una partnership decennale tra LVMH e la Formula 1 perché una cena gastronomica si ritrovasse un giorno in mezzo a un circuito di gara. A Madrid, ultima tappa del tour 2026 dell’Out Lap, lo chef tristellato Quique Dacosta ha composto il suo menu a pochi metri dall’asfalto su cui, qualche ora prima, le monoposto sfrecciavano a oltre trecento chilometri orari.
L’idea si riassume in una formula che Moët Hennessy e la Formula 1 amano ripetere dall’estate: la prima esperienza di cena gastronomica mobile mai organizzata su un circuito di gara. Inaugurato a Spa a luglio, riproposto a Zandvoort e poi a Monza, l’Out Lap ha allestito i suoi tavoli a Madrid per la quarta e ultima tappa della stagione — una scelta di calendario tutt’altro che casuale, dato che la capitale spagnola ospitava quest’anno il primo Gran Premio di F1 della sua storia. Il principio resta invariato da una tappa all’altra: commensali seduti non a bordo pista, ma sulla pista, per un pasto che avanza al ritmo di un percorso pensato come una vera degustazione in movimento. Il format, nato da una conversazione tra i team eventi della F1 e quelli di LVMH, risponde a una domanda semplice: come tradurre, a misura di circuito, il prestigio che il gruppo dispiega abitualmente nelle sue maison e nei suoi ristoranti?
A Madrid, la cucina porta la firma di Quique Dacosta, chef spagnolo insignito di tre stelle dalla guida Michelin, la cui scrittura precisa e minerale sembrava fatta per dialogare con l’universo meccanico del paddock. La serata ha visto anche la presenza di Bruno Senna, ambasciatore della disciplina e nipote di Ayrton Senna, il cui nome continua, a più di trent’anni dalla scomparsa, a incarnare una certa idea di eccellenza nell’automobilismo. Attorno alla tavola, i vini del gruppo accompagnavano ogni passaggio del menu, dai vini della Bodega Numanthia — casa spagnola del portafoglio Moët Hennessy — allo champagne Moët & Chandon, partner ufficiale della disciplina dalla firma dell’accordo LVMH-F1 nel 2025.
Questa partnership, conclusa per dieci anni, va ben oltre la semplice presenza di un logo su un podio. Struttura un’attivazione che mobilita, a seconda del Gran Premio, diverse maison del gruppo: Moët & Chandon e Whispering Angel per la visibilità costante, Belvedere come vodka ufficiale e, in modo puntuale, Hennessy, Glenmorangie, la tequila Volcan de mi Tierra o l’analcolico French Bloom. In Spagna, questa architettura assume una colorazione particolare con la presenza di Numanthia, i cui vini sono stati serviti negli spazi hospitality dei Gran Premi di Barcellona e Madrid — un modo, per il gruppo, di radicare localmente una partnership mondiale anziché applicarla identica da un circuito all’altro. Questa declinazione locale illustra una strategia più ampia del gruppo: anziché imporre lo stesso dispositivo a ogni Gran Premio, ogni tappa della stagione diventa l’occasione per mettere in luce una maison diversa, a seconda del paese attraversato e della sua storia vitivinicola o dei distillati.
Resta la domanda che questo genere di esperienza effimera pone senza risolverla: che ne è di una cena gastronomica una volta concluso l’ultimo giro e smontati i tavoli? L’Out Lap esiste soltanto per il tempo di una serata, su un circuito che già l’indomani ritrova la sua vocazione strettamente sportiva. È forse proprio questo a darle valore agli occhi di chi l’ha vissuta: un format che non cerca di durare, ma di concentrare, in poche ore, l’improbabile incontro tra alta gastronomia, velocità e ospitalità del più alto lusso.












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