Quando il lusso sceglie di preservare la notte

by PASCAL IAKOVOU
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A Nujuma, la distinzione più significativa non riguarda né il numero di ville né la raffinatezza dei servizi. Risiede in una risorsa diventata rara: l’oscurità. Ottenendo una delle prime certificazioni DarkSky Approved Resort, il Ritz-Carlton Reserve del Mar Rosso fa del cielo notturno un elemento di architettura, di biodiversità e di ospitalità.

Situato nelle isole Ummahat, al largo della costa saudita, Nujuma conta sessantacinque ville sulla spiaggia o su palafitte, ciascuna dotata di piscina privata. Il complesso è stato concepito in un ambiente marino dove la luce artificiale non è mai una semplice scelta estetica. Modifica gli spostamenti della fauna, disturba i ritmi notturni e può disorientare i piccoli di tartaruga marina, naturalmente attratti dalla luminosità dell’orizzonte.

La certificazione rilasciata da DarkSky International riconosce dunque più un sistema che una promessa. Il programma valuta la progettazione dell’illuminazione esterna, la limitazione delle emissioni inutili, la preservazione della visibilità del cielo e la continuità delle pratiche operative. Nel caso di un resort, la difficoltà consiste nel mantenere sicurezza e comfort senza trasformare ogni percorso, facciata o terrazza in una fonte permanente di inquinamento luminoso.

Questa esigenza è culturale tanto quanto ambientale. Da diversi decenni, l’ospitalità di lusso ha spesso assimilato la presenza alla luce: ingressi spettacolari, facciate messe in scena, giardini illuminati fino all’alba. Nujuma propone il contrario. Il luogo diventa più leggibile quando accetta di scomparire in parte al calar della notte.

Il nome stesso del resort, che significa «stelle» in arabo, conferisce a questo approccio una coerenza particolare. Le sessioni di osservazione del cielo non sono aggiunte come un’animazione tra le altre; dipendono direttamente dal modo in cui il sito viene gestito. Dennis Sorensen, direttore del resort, sottolinea che il cielo notturno costituisce una parte essenziale dell’esperienza e che la certificazione riconosce la cura dedicata alla sua protezione.

Il programma DarkSky Approved Lodging, lanciato nel 2023, è stato adattato nel 2026 ai grandi complessi alberghieri grazie a una collaborazione tra DarkSky International e Red Sea Global. Questa evoluzione conta, perché stabilisce un quadro specifico per destinazioni più complesse di un lodge isolato. Le esigenze di circolazione, ristorazione, manutenzione e accoglienza vi sono più numerose, dunque più difficili da controllare.

Secondo Ruskin Hartley, direttore generale di DarkSky International, questa cooperazione ha permesso di definire pratiche di illuminazione adatte ai resort mantenendo i criteri rigorosi di protezione della notte. Raed Albasset, responsabile ambiente e sostenibilità di Red Sea Global, insiste per parte sua sull’integrazione della luce responsabile fin dalle prime fasi dello sviluppo.

Il tema va dunque oltre Nujuma. Red Sea Global cerca di fare del vincolo ambientale un principio di progettazione per l’insieme delle sue destinazioni. Questa ambizione dovrà ancora essere giudicata su indicatori precisi e nel tempo, ma la scelta di rendere misurabile l’oscurità costituisce già una rottura con i discorsi vaghi sul turismo rigenerativo.

Per l’esteta, il valore del luogo non risiede più soltanto in ciò che aggiunge: spa, ristorazione, architettura o servizio. Risiede anche in ciò che decide di non occupare. Non illuminare di più, non prolungare artificialmente il giorno, non dominare il paesaggio attraverso la visibilità diventa una forma di sobrietà.

La certificazione DarkSky conferisce a questa sobrietà un metodo e un controllo esterno. È proprio ciò che le evita di restare un argomento di comunicazione. Man mano che le destinazioni di lusso si moltiplicano in territori fragili, la capacità di preservare un’esperienza naturale senza trasformarla in scenografia potrebbe diventare uno dei criteri più credibili dell’ospitalità contemporanea.

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