Una collezione di scarabei rari, conservati da tempo nei cassetti della maison Deyrolle a Parigi, è il punto di partenza di Cosmic Guardians, la nuova collezione di LITO Fine Jewelry. La creatrice greca Lito Karakostanoglou vi prolunga una tradizione più antica di quanto sembri: quella del gabinetto delle curiosità trasformato in parure.
Esiste, nella storia della gioielleria occidentale, una vena discreta ma tenace: quella che consiste nell’incastonare il vivente, o ciò che ne resta, e non soltanto la pietra preziosa. Gli scarabei egizi, gli insetti Art Nouveau di René Lalique e le composizioni naturalistiche dell’Ottocento appartengono a questa linea. Con Cosmic Guardians, LITO Fine Jewelry vi si inscrive apertamente, partendo da una fonte insolita: una collezione di scarabei rari conservati, proveniente dalla celebre maison parigina Deyrolle, riferimento storico della tassidermia e dei gabinetti delle curiosità dal 1831.
La creatrice Lito Karakostanoglou non cerca di imitare la natura, ma di farla dialogare con il metallo prezioso. Ogni scarabeo conservato è incastonato in una struttura in oro 18 carati che ne protegge l’iridescenza naturale senza mai ricoprirla. Il risultato si declina in orecchini, anelli, bracciali, una collana girocollo, una spilla e un diadema, in cui lo splendore dell’oro e la purezza dei diamanti e delle pietre preziose bordano, senza schiacciarlo, il carapace dell’insetto. La maison parla di un dialogo tra forma organica e savoir-faire artigianale; si potrebbe vedervi anche una forma piuttosto rara di rispetto per la materia prima, trattandosi di esemplari già conservati e non prelevati per l’occasione.
La scelta dello scarabeo non è casuale. Simbolo di trasformazione e rinascita fin dall’antico Egitto, l’insetto incarna qui la tensione tra forza e fragilità che la collezione rivendica. LITO ne fa un’allegoria contemporanea, quella di un mondo naturale al tempo stesso minacciato e portatore di un potere di rigenerazione, che ogni gioiello dovrebbe ricordare al polso o all’orecchio anziché illustrarlo letteralmente.
Il gesto più singolare della collezione risiede forse meno nei gioielli stessi che in ciò che li accompagna. Ogni pezzo è consegnato con la propria carta di garanzia, ma anche con un habitat in porcellana ideato e modellato a mano dalla ceramista Diane Alexandre, uno scrigno scultoreo che trasforma l’oggetto in pezzo di contemplazione oltre che in accessorio. Questa attenzione al contenitore, quasi pari a quella per il gioiello stesso, ricorda che Cosmic Guardians è pensata meno come una collezione stagionale che come una serie di piccoli reliquiari contemporanei.
Resta da vedere se questa estetica del gabinetto delle curiosità, a lungo confinata ai margini più sperimentali della gioielleria, troverà un’eco più ampia presso una clientela che riscopre, altrove nel lusso, il gusto dell’oggetto raro e della sua storia naturale.









































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