Il profumo che fa rivivere un castello che non esiste più

by PASCAL IAKOVOU
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Del Château de Marly non resta quasi nulla: alcune fondamenta in un parco a ovest di Parigi e il ricordo di una dimora che Luigi XIV aveva voluto come rifugio lontano dall’etichetta di Versailles. È tuttavia su questo fantasma architettonico che Julien Sprecher ha costruito la sua maison di alta profumeria — ed è ancora al castello che si richiama per vestire la sua nuova fragranza maschile, Althaïr Exclusif, disponibile dal 21 settembre.

Edificato alla fine del XVII secolo, il Château de Marly non ha mai avuto la vocazione di Versailles: concepito come residenza di piacere riservata a una cerchia ristretta di intimi, incarnava una sfaccettatura più libera, quasi clandestina, della vita di corte. Demolito a cavallo del XIX secolo e rivenduto pietra per pietra, ha lasciato dietro di sé soltanto giardini e l’idea di un luogo in cui l’aristocrazia francese si concedeva, per il tempo di un soggiorno, di allentare il protocollo. È questa idea — più che il luogo stesso — che Julien Sprecher ha scelto di far rinascere fondando Parfums de Marly, una maison di nicchia che rivendica l’audacia e la creatività senza freni come eredità diretta di un castello che nessuno dei suoi clienti ha mai potuto visitare.

Althaïr Exclusif prosegue questa logica di ricostituzione sensoriale richiamando, questa volta, un altro versante del XVIII secolo: la musica, eretta a linguaggio a pieno titolo. «Ho immaginato un profumo concepito come un concerto, con ampiezza, ricchezza di materie, ma anche una virtuosità più trattenuta, raffinata e sensibile», spiega Julien Sprecher, che ha costruito la sua composizione come una partitura in tre movimenti. Le note di testa associano amaretto, bergamotto e zafferano; il cuore unisce cannella, fiori d’arancio, cardamomo e pralina; il fondo, infine, sviluppa una vaniglia Bourbon accompagnata da legno di guaiaco e ambrox — una materia ultracontemporanea giunta, nel racconto della maison, a far dialogare il XVIII secolo con la nostra epoca.

L’esercizio non è nuovo nella profumeria di nicchia, dove la storia funge regolarmente da garanzia per composizioni che, senza di essa, non sarebbero che ambrati legnosi gourmand tra tanti: la vaniglia Bourbon e lo zafferano, per quanto padroneggiati qui, restano accordi largamente diffusi nel maschile contemporaneo. Ciò che distingue Althaïr Exclusif è meno l’originalità della sua piramide che la precisione del suo racconto: la musica del XVIII secolo come pretesto per una potenza sensoriale, presentata come erede di una raffinatezza di corte oggi scomparsa.

Resta una domanda su cui il comunicato non si sofferma: che cosa si vende davvero quando si richiamano un castello raso al suolo e un secolo tramontato per legittimare un profumo di rentrée? Un odore, certamente — vaniglia, zafferano, ambra, tecnicamente ineccepibili. Ma anche, e forse soprattutto, l’accesso a una memoria che nessuno, a cominciare dalla maison stessa, ha mai conosciuto. Resta da sapere se questa nostalgia inventata basti ancora a far sognare un pubblico che non ha più bisogno di un castello per inventarsi una storia.

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