La nuova campagna TOM FORD Eyewear Autunno-Inverno 2026/27 prosegue un lavoro avviato da Haider Ackermann sullo sguardo. Dove la sfilata poteva organizzare l’intera silhouette, l’occhiale diventa qui un punto di concentrazione: inquadra un volto, modifica una postura e fa dell’accessorio uno strumento di ritratto.
Uno sfondo bianco, presenze
Fotografata da Stuart Winecoff, la campagna riunisce Liu Wen, Paolo Grebic, Mila Van Eeten, Aluel Makuach, Scott Barnhill, Benjamin Orlan, Ardi H, Kristen McMenamy, Malick Bodian e Alfredo Ramirez. I modelli sono collocati su uno sfondo bianco, senza scenografia né accessori. Questa riduzione dell’inquadratura lascia ai volti, agli abiti e alle montature il compito di costruire l’immagine.
La scelta è coerente con il modo in cui Haider Ackermann aveva già spostato il guardaroba della maison nella collezione Autunno-Inverno 2026 di TOM FORD. Il rigore non scompare; diventa il supporto di una tensione più discreta. Nell’eyewear, questa tensione si gioca alla scala del contorno: una linea sottile, una lente avvolgente, un’asta che modifica la lettura del profilo.
La montatura come linea di carattere
La maison annuncia occhiali da sole sottilissimi e avvolgenti, oltre a montature da vista dalle geometrie fluide, dai volumi generosi e dalle silhouette decise. Questa coesistenza di linee tese e volumi più aperti evita di ridurre la collezione a un unico gesto. Gli occhiali non cercano di illustrare un look; propongono diversi modi di sostenere il volto.
In questo registro, l’occhiale da sole resta un oggetto ambiguo: protegge, ma nasconde anche; dà distanza, pur attirando l’attenzione su ciò che dissimula. Le nuove forme TOM FORD prolungano questa ambiguità senza spiegarla. Rendono visibile un’intenzione di disegno, poi lasciano a chi li porta il compito di farne un atteggiamento.
Una continuità, piuttosto che uno slogan
La campagna è stata annunciata a Dubai il 17 settembre 2026, con trucco di Lucy Bridge e acconciature di Tom Wright. Si inscrive in un’esplorazione della seduzione già associata al lavoro di Ackermann per la maison. Ma il suo interesse sta meno nella parola che nel dispositivo: togliere la scenografia per verificare che cosa fa una montatura, da sola, a una presenza.
A questa scala, TOM FORD Eyewear non presenta l’accessorio come un complemento. L’occhiale diventa una struttura leggera, posta tra il volto e il mondo, che può tanto precisare un’identità quanto mantenerla aperta.












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