Moncler non ha mai nascosto da dove viene: da un villaggio delle montagne francesi, Monestier-de-Clermont, dove il marchio è nato nel 1952 per affrontare il freddo prima di sedurre le passerelle. La sua collezione Footwear Autunno/Inverno 2026 assume questa doppia filiazione, tra la vetta e la strada, attraverso una serie di collaborazioni che dicono tanto sull’epoca quanto sulla maison stessa: Clarks Originals, Rick Owens, Moon Boot. Tre universi che nulla sembrava destinare a convivere sotto la stessa suola Vibram.
L’incontro più atteso è senza dubbio quello con Rick Owens, la cui estetica radicale e cupa trova nella Trailgrip Megalace un’interpretazione inedita della tecnicità outdoor. Nylon trapuntato, pelle, volumi architettonici, una spettacolare allacciatura posteriore: lo stilista californiano residente a Parigi impone il suo vocabolario scultoreo a un oggetto pensato, in origine, per la performance in ambiente naturale. Il risultato interroga tanto quanto seduce, come tutto ciò che Owens tocca da vent’anni.
All’opposto di questo gesto d’avanguardia, la collaborazione con Clarks Originals gioca la carta dell’eredità rassicurante. La Wallabee, silhouette indistruttibile del guardaroba britannico dagli anni Sessanta, viene dotata di una membrana Gore-Tex e di una suola Vibram Trailgrip firmata Moncler, senza perdere quel supplemento d’anima che ne ha fatto la leggenda. Un esercizio da equilibrista riuscito: modernizzare senza snaturare, una sfida che poche collaborazioni di moda riescono davvero a sostenere.
Tra questi due poli, la linea Trailgrip prosegue il suo sviluppo organico, arricchita da nuovi colori e nuove varianti tecniche, mentre la collaborazione con Moon Boot, presentata alla sfilata Moncler Grenoble ad Aspen, fa incontrare lo scarpone da neve e lo stivale western in un gesto più inatteso di quanto sembri. Questo accumularsi di collaborazioni potrebbe, in una maison meno sicura della propria identità, scivolare nella dispersione. In Moncler funziona come una dimostrazione di forza: quella di una griffe alpina abbastanza sicura dei propri fondamentali da lasciarsi reinterpretare da voci tanto lontane le une dalle altre, senza mai perdere il filo che le lega tutte alla montagna.

































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