Serviva un titolo a doppio senso per riassumere la campagna Fall/Winter 2026 di Tory Burch: «Tails of the City» gioca tanto sulle code che scodinzolano quanto sui racconti newyorkesi, e riassume abbastanza bene l’angolazione scelta dalla maison per questa stagione: quella dell’istinto piuttosto che delle regole. Fotografata da Jamie Hawkesworth a Central Park e dintorni, la campagna riunisce le modelle Alex Consani, Awar Odhiang e Hejia Lee, ciascuna accompagnata da un cane, in un dispositivo direttamente ispirato ai compagni della fondatrice, Chicken e Slim.
La collezione stessa esplora ciò che il comunicato definisce «classici plasmati dalla storia e dall’utilità», ovvero una riaffermazione del guardaroba funzionale del marchio più che una rottura stilistica. L’idea guida — vestirsi d’istinto, non per convenzione — si ritrova fin nella messa in scena: le silhouette non sono congelate in una posa da studio, ma colte in movimento, al ritmo di una città che non si ferma mai, sostenute da un’energia canina difficile da mettere in scena e quindi ancora più efficace visivamente.
Anche la scelta delle borse che accompagnano la campagna non è casuale: il modello Bunny Knot, sotto embargo fino al 10 settembre, affianca i modelli Rommy Baulleto e Charlie, tre pezzi che sembrano anch’essi portare nomi propri più che riferimenti di prodotto: un modo di prolungare, fin nella denominazione, quest’idea di oggetti quasi domestici piuttosto che di accessori di moda distanti.
Questa scelta non è nuova per le maison americane, che hanno spesso costruito la propria immagine su una forma di prossimità dichiarata alla vita quotidiana piuttosto che sulla distanza aspirazionale delle maison europee. Tory Burch, marchio fondato sull’idea di un lusso accessibile e funzionale, spinge qui il cursore verso una sincerità quasi personale, mettendo in scena i propri animali domestici anziché un casting anonimo.
Resta il fatto che la scommessa del cane come argomento di comunicazione non è priva di rischi: flirta con il registro tenero, mentre la moda preferisce in genere mantenere le distanze. Tory Burch sembra assumere questo scivolamento, puntando sull’autenticità piuttosto che sulla posa: un modo, in controluce, di definire che cosa significhi per il marchio indossare abiti «adesso»: d’istinto, senza manuale d’istruzioni, cane incluso.










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