Rene Caovilla rievoca il glamour veneziano per la Mostra

by PASCAL IAKOVOU
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C’è una forma di evidenza, quasi geografica, nel vedere Rene Caovilla accompagnare la Mostra di Venezia. Fondata nel 1923 a Fiesso d’Artico, a pochi chilometri dalla laguna, la maison italiana attinge da oltre un secolo alla propria ispirazione dai mosaici di San Marco, ai merletti di Burano e ai cristalli di Murano — un territorio che ha finito per trasformare in firma estetica più che in semplice scenografia.

Per questa edizione, la maison presenta una selezione ristretta di modelli emblematici: i sandali Cleo e Braid Cleo, la Chandelier e il modello Cinderella, ai quali si aggiunge una novità, l’Onda Pump. Quest’ultimo si distingue per un profilo ondulato ornato di cristalli, nel quale la maison afferma di coniugare minimalismo e sofisticatezza — un modo di rinnovare il proprio vocabolario senza rinnegare i codici che ne hanno costruito la reputazione sui tappeti rossi.

Questa scelta di relativa sobrietà non è casuale nell’universo Caovilla, generalmente associato a creazioni più sfarzose, ricoperte di cristalli dal tacco alla fascetta. L’Onda Pump sembra voler dimostrare che la maison può anche giocare la carta della misura, senza per questo rinunciare all’artigianalità che la contraddistingue — il cristallo resta presente, ma concentrato su una linea anziché diffuso sull’intera superficie della scarpa.

La strategia degli eventi resta, dal canto suo, di grande coerenza: associare il marchio ai momenti in cui il tappeto rosso torna a essere uno spazio di rappresentazione collettiva, tra cinema e moda. La Mostra, come Cannes prima di lei, offre a Rene Caovilla una vetrina in cui la scarpa diventa l’accessorio che racconta discretamente una storia di artigianalità mentre i riflettori restano puntati sugli abiti.

Un secolo dopo la sua fondazione, la maison continua così a puntare su un territorio narrativo circoscritto ma preciso — Venezia, i suoi mosaici, i suoi vetrai — piuttosto che rincorrere riferimenti più ampi. Una scommessa di nicchia, dichiaratamente assunta, che trova in ogni grande evento del cinema una nuova occasione per ricordare da dove viene, senza mai il bisogno di dirlo troppo ad alta voce.

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