A Shanghai, Bvlgari trasforma il colore in un linguaggio diplomatico

by PASCAL IAKOVOU
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Il 4 settembre 2026, alla Power Station of Art di Shanghai, Bvlgari ha inaugurato Kaleidos: Colors, Cultures and Crafts davanti a una platea in cui si mescolavano vertici della Maison, personalità del mondo dell’arte e rappresentanti ufficiali italiani e cinesi. Più di una mostra di alta gioielleria, un esercizio di diplomazia attraverso il colore.

È raro che una mostra di alta gioielleria riunisca, sullo stesso podio, una console generale d’Italia e un alto funzionario municipale responsabile di cultura e turismo. Eppure è questa la scena andata in scena il 4 settembre 2026 alla Power Station of Art di Shanghai, in occasione della presentazione di Bvlgari Kaleidos: Colors, Cultures and Crafts. Accanto a Laura Burdese, CEO di Bvlgari, e a Gislain Aucremanne, direttore del patrimonio della Maison, erano presenti Gong Yan, direttrice e direttrice artistica dello spazio che ospita la mostra, ma anche Tiziana D’Angelo, console generale d’Italia a Shanghai, e Jin Lei, vicedirettore generale dell’Amministrazione municipale della cultura e del turismo di Shanghai.

Questa presenza istituzionale, italiana e cinese, non è un semplice protocollo. Riflette ciò che la mostra stessa mette in scena in modo esplicito: il colore come grammatica comune, capace di far dialogare l’eredità romana di Bvlgari con le tradizioni estetiche cinesi e la creazione artistica contemporanea. Durante la conferenza stampa, i relatori sono tornati sulla visione cromatica singolare della Maison, nata da oltre un secolo di lavoro sul colore, e sul modo in cui questa edizione shanghaiese di Kaleidos entra in risonanza particolare con la cultura cinese.

Sul piano delle opere, la mostra non si accontenta del discorso: riunisce oltre 300 pezzi cromatici, tra cui creazioni di Alta Gioielleria, pezzi selezionati dalla Collezione Bvlgari Heritage e opere provenienti da prestigiose collezioni private. L’insieme disegna, secondo la Maison, l’evoluzione della propria estetica attraverso le epoche, costruendo un mondo immersivo in cui colore, cultura e saper fare si rispondono anziché giustapporsi.

Ciò che distingue questa tappa shanghaiese dalle precedenti presentazioni di Kaleidos è proprio questa dimensione di dialogo Est-Ovest, rivendicata come tema centrale e non come semplice sfondo. La conferenza stampa ha così permesso di affrontare nel dettaglio la visione artistica della Maison, la sua narrazione curatoriale e l’intreccio delle estetiche orientale e occidentale, insistendo sul modo in cui questa edizione entra in risonanza con la cultura cinese in modo specifico, e non con un pubblico internazionale generico.

Una mostra di gioielleria che convoca al tempo stesso una console generale, un alto funzionario municipale e la direttrice di un’istituzione culturale cinese non è mai soltanto un evento di comunicazione di marca. Dice anche qualcosa sul ruolo che le grandi Maison italiane svolgono ormai in Cina: quello di operatori culturali non meno che commerciali, le cui mostre diventano luoghi di rappresentanza in cui si negozia, discretamente, il posto dell’artigianato europeo nel panorama museale cinese.

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