Helvetus: la gomma FKM entra nel guardaroba dell’orologio di lusso

by Pascal Iakovou
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C’è stato un tempo in cui si comprava un orologio come si compra un’automobile: con ciò che veniva consegnato, e nient’altro. Il bracciale faceva parte dell’oggetto, non lo si immaginava diversamente e l’idea di toglierlo sfiorava il sacrilegio. Quel tempo sta finendo. Nei forum, nelle boutique dell’usato e, sempre più spesso, al polso dei collezionisti, l’orologio sportivo in acciaio si porta su gomma, mentre il bracciale originale riposa nella scatola, intatto. Helvetus, marchio specializzato in cinturini sostitutivi di alta gamma, ha costruito la propria attività su questo rovesciamento, con oltre sessantacinquemila clienti a oggi.

Un cinturino pensato per una referenza, non per una larghezza

Il primo riflesso dell’appassionato che cerca un cinturino in gomma è misurare la distanza fra le anse: venti millimetri, ventuno, ventidue. È proprio l’errore che la Maison ha voluto eliminare. Un Submariner non ha soltanto una larghezza, ma una geometria: la carrure si incurva fra le anse, la barretta è collocata a un’altezza precisa e un cinturino diritto lascia uno spazio antiestetico, visibile a due metri. Helvetus modella quindi i propri cinturini referenza per referenza, con estremità curve che seguono la carrure e aderiscono alla cassa. Il catalogo Rolex va dall’Air-King allo Sky-Dweller, passando per il Submariner da quaranta e quarantuno millimetri, il Daytona su bracciale in acciaio, il GMT-Master II e il Datejust da trentasei e quarantuno. Ogni cinturino è consegnato con le barrette appropriate, con fibbia ad ardiglione o chiusura déployante, in finitura acciaio, oro, oro rosa o nera.

Helvetus

Il dettaglio che rivela un cinturino sostitutivo si gioca spesso sulla chiusura. Helvetus lascia scegliere fra una fibbia ad ardiglione, più sottile sotto una manica, e una déployante, che mantiene il cinturino chiuso ad anello e preserva la gomma nel tempo; entrambe esistono nelle versioni acciaio, oro, oro rosa e nera, e si può anche ordinare il solo cinturino per montarvi una chiusura già posseduta.

Cartier pone un problema diverso, che la Maison ha affrontato separatamente. L’attuale Santos de Cartier possiede un proprio sistema di attacco rapido; il Santos 100 si fissa con viti; Santos-Dumont, Calibre e Roadster hanno ciascuno una logica propria. Da Helvetus si trovano cinturini per orologi Cartier concepiti per ognuno di questi casi, in gomma per i modelli sportivi, in pelle per Tank, Ballon Bleu o Pasha.

Helvetus

FKM, ovvero perché non tutte le gomme sono uguali

La parola «gomma» comprende realtà molto diverse. Il silicone, che si trova sui cinturini da venti euro, attira la polvere, diventa appiccicoso con il caldo e si strappa all’altezza della barretta dopo una stagione. L’FKM è un fluoroelastomero vulcanizzato, proveniente da industrie in cui si chiede a una guarnizione di resistere agli idrocarburi e al calore; al polso resiste alla crema solare, all’acqua di mare, al cloro, al sale del sudore e ai raggi ultravioletti. È ipoallergenico, non trattiene gli odori e conserva la flessibilità per anni. È un materiale più costoso da modellare, e si riflette nel prezzo: un cinturino in gomma per Rolex firmato Helvetus si colloca intorno agli ottantasette euro per un Submariner, poco di più per un Daytona. Si è lontani dal gadget, ma anche molto lontani dal bracciale di manifattura.

La Maison garantisce a vita i suoi cinturini in gomma, il che, in un settore abituato a garanzie di un anno, dice abbastanza della fiducia riposta nel materiale.

Il guardaroba del polso

Ciò che il cinturino intercambiabile cambia, in fondo, non è tecnico ma culturale. Un orologio di lusso non è più un oggetto immutabile: diventa un pezzo da vestire secondo la giornata, come si sceglie una scarpa o una cintura. Il Santos sul bracciale in acciaio per l’ufficio, sulla gomma nera per il fine settimana; il Daytona sull’acciaio a un matrimonio, sulla gomma blu a bordo piscina. L’acciaio, intanto, non si usura nella scatola, e gli acquirenti dell’usato lo capiscono perfettamente: un bracciale originale mai lucidato, con maglie serrate, si rivende meglio di uno rimesso a nuovo.

Il rituale è semplice. Si sceglie il proprio orologio nel catalogo, non una larghezza; poi un colore, poi una chiusura. Le barrette arrivano nella scatola, la sostituzione richiede pochi minuti con l’attrezzo adatto e il bracciale in acciaio torna nella sua confezione con le maglie e la carta di garanzia, pronto per la prossima occasione che lo meriti.

Helvetus ha portato questa logica fino in fondo: ottantasei stili, oltre ventitré marchi coperti, da Rolex e Cartier a Omega, IWC, Tudor, Panerai, Audemars Piguet o Patek Philippe, con linee in pelle, camoscio, alligatore e tela da vela per chi vuole uscire dalla gomma. La consegna è gratuita in tutto il mondo, senza spese d’importazione, la spedizione avviene entro ventiquattro ore e il reso resta possibile per quattordici giorni. Il marchio precisa, come è giusto, di non essere affiliato a nessuna delle manifatture di cui veste gli orologi.

Resta la domanda che tutti i proprietari si pongono quando svitano la prima barretta: l’orologio perde qualcosa? Guadagna, piuttosto, una seconda vita; e il suo bracciale originale, una tranquilla pensione.

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