A Milano, Prada riunisce boutique, esposizione, arte e ospitalità nella Galleria Vittorio Emanuele II. Il progetto organizza diversi gradi di accesso alla storia della maison.
Il passaggio sotterraneo è uno degli elementi più concreti di Prada Galleria. Collega i due lati dell’ottagono centrale della Galleria Vittorio Emanuele II, dove si fronteggiano gli spazi donna e uomo. Attorno a questo collegamento, Prada presenta un insieme di otto livelli dedicato al commercio, all’ospitalità, all’arte e alla propria storia.
Far circolare tra più usi
Il progetto riunisce le boutique ampliate, Marchesi 1824 e l’Osservatorio Fondazione Prada. La mostra permanente Pradasphere occupa il piano nobile. Si aggiungono piani di shopping su invito e di ospitalità privata. L’indirizzo resta quello del negozio Fratelli Prada aperto nel 1913, ma le sue funzioni si moltiplicano.
Questa organizzazione propone diversi modi di entrare in relazione con la maison. Guardare una mostra, acquistare un pezzo ed essere ricevuti su invito non mobilitano né lo stesso tempo né le stesse aspettative. La loro vicinanza può arricchire la comprensione del luogo; impone anche di rendere intelligibili i passaggi tra queste esperienze.
La storia come materia di visita
La posta in gioco va oltre l’aggiunta di uno sfondo patrimoniale a una superficie commerciale. Una mostra permanente implica una selezione: ciò che si mostra, il modo di collegarlo e lo spazio lasciato alle rotture nel percorso di un’azienda. Il visitatore può cercarvi elementi per comprendere una creazione, senza che tale comprensione debba necessariamente sfociare in un acquisto.
La presentazione ufficiale documenta gli spazi e la loro articolazione. Non basta a valutare il ritmo di una visita, la qualità della mediazione o l’equilibrio tra accesso pubblico e accoglienza privata. È su questi usi che Prada Galleria dovrà essere giudicata: la ricchezza di un indirizzo dipende anche da ciò che ognuno può effettivamente scoprirvi.

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