Lolita, ovvero il colore secondo la maison Poiray

by Pascal Iakovou
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Concepita nel 2017 dalla designer Aurélie Bidermann per la maison Poiray, la collezione Lolita torna in primo piano in una selezione estiva. Ogni pietra impone la propria geometria: un modo di raccontare il colore senza mai nominarlo come argomento commerciale.

Una strada, un nome, una scelta

La maison Poiray fu fondata nel 1972 da François Hérail e Michel Ermelin, ma la sua storia cominciò davvero soltanto nel 1975, quando i due fondatori si stabilirono in rue de la Paix, a pochi passi da place Vendôme. Il nome scelto non rimanda a un gioielliere, ma a Paul Poiret, couturier del primo Novecento le cui linee Art déco avevano colpito entrambi. Una scelta che colloca fin da subito la maison in una discendenza tessile e grafica più che strettamente gemmologica: un modo per distinguersi, dalle origini, dal lessico atteso di place Vendôme.

Il motivo a godron, filo conduttore

Nel 2017, la maison lanciò contemporaneamente due collezioni dai richiami letterari: L’Attrape-Cœur e Lolita. La seconda, disegnata da Aurélie Bidermann, riprende la rotondità del godron, motivo che la maison lavora fin dalle origini. Pensati per essere indossati da soli o sovrapposti, i gioielli Lolita accostano liberamente i colori: a ogni pietra corrisponde una forma di taglio distinta, quadrata per il topazio azzurro, rotonda per il granato rodolite, triangolare per la pietra di luna. Il gioco di accumulo incoraggiato dalla collezione poggia così su una regola geometrica precisa, non soltanto sul caso delle tonalità.

Questa logica di sistema — una forma per colore, un colore per stato d’animo — spiega la longevità della collezione. A quasi dieci anni dal lancio, Lolita non ha avuto bisogno di reinventarsi per continuare a essere indossata: basta aggiungere una pietra o sovrapporre un filo in più perché l’insieme continui a funzionare.

Questo modo di organizzare il colore attraverso la forma distingue Lolita da una semplice collezione stagionale. Dove molte maison trattano il colore come un rivestimento aggiunto ogni estate a una struttura immutata, Poiray ne fa un dato costruttivo: togliere una geometria significherebbe togliere una tonalità, e viceversa. La collezione propone quindi non tanto gioielli colorati, quanto un metodo per pensare l’accumulo senza disordine.

Una selezione estiva che non si ferma a un solo pezzo

Per questa selezione estiva, la maison affianca a Lolita i bracciali Cœur Entrelacé e l’orologio Ma Première, il cui principio del cinturino intercambiabile, ideato già nel 1987 negli atelier parigini della maison, continua a organizzare gran parte della sua produzione di gioielli-orologio. L’incontro dei tre pezzi delinea una stessa idea: il gioiello pensato come sistema, in cui colore, motivo o cinturino possono essere sostituiti senza mai mettere in discussione la struttura originaria.

Questo principio di elementi intercambiabili, applicato a un cinturino o a una pietra colorata, delinea implicitamente una definizione della maison Poiray: meno una collezione di pezzi fissi che una grammatica di elementi combinabili, con cui ogni donna può scrivere la propria frase. Un orologio tramandato, un bracciale sovrapposto, una pietra aggiunta: la maison vende meno un oggetto finito che un vocabolario che ogni donna completa al proprio ritmo, nell’arco di più anni anziché di una sola stagione.

Dettaglio — Nella collezione Lolita, ogni colore di pietra è associato a un taglio specifico: quadrato per il topazio azzurro, rotondo per il granato rodolite, triangolare per la pietra di luna.

Resta aperta la domanda su che cosa la maison sceglierà di aggiungere l’anno prossimo a questa grammatica di pietre e forme: un quarto colore, un taglio inedito o semplicemente la prosecuzione di un principio di accumulo che, dal 2017, non ha avuto bisogno di rinnovarsi per restare attuale.

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