Nel 1983, quando la silhouette avvolta in plastica nera o in rattan intrecciato della serie BODYWORKS compariva nelle gallerie di Tokyo, la posta in gioco non era l’ornamento ma il confine fisico assegnato all’anatomia. Quattro decenni più tardi, la collezione Autunno-Inverno 2026/27 di ISSEY MIYAKE riprende questo interrogativo invertendone il senso: la rigidità non costringe più la carne, ne delimita la risonanza.
L’armatura nasce a Echizen, nella prefettura di Fukui, culla storica della carta washi. Qui, ampi fogli fibrosi fatti a mano vengono strappati con le dita e poi stratificati mediante incollatura su uno stampo in resina ottenuto con la stampa 3D. Questo scheletro sintetico funge da tutore effimero per la polpa vegetale. Una volta che la massa si è asciugata e compattata, il volume lascia la costa occidentale per raggiungere i laboratori di Kyoto. Lì gli artigiani laccatori applicano, con passate successive e lente asciugature, strati di urushi naturale. Per effetto della linfa polimerizzata, la vulnerabilità della washi si trasforma in un guscio denso, scuro e lucente, che conserva l’impronta dello strappo iniziale sotto una superficie minerale.
Il bustier e il corsetto così formati prendono in prestito la tensione strutturale dell’obi. Eppure, lontano dall’armatura medievale o dal busto ortopedico occidentale, il capo si mantiene a una distanza misurata dal torso: inquadra il corpo senza comprimerlo. L’intervento del design si ferma esattamente dove comincia il vuoto, lasciando che lo spazio libero agisca come componente strutturale dell’abito. Ibridando la modellazione digitale e la lacca secolare, la Maison si astiene dal domare la materia per registrarne meglio gli accidenti. La silhouette non si cancella sotto l’oggetto; si afferma nell’intervallo silenzioso che li separa.










Disponibilità: settembre 2026 al 28 di rue François-Ier (Parigi, 8° arrondissement) e presentazione curatoriale «URUSHI BODY: Between Body and Matter» negli spazi ISSEY MIYAKE Ginza / 445, Semba e Kyoto.
Materiali e provenienza: carta washi di Echizen (prefettura di Fukui), lacca urushi lavorata a Kyoto, matrice stampata in 3D.
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